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Costruire una bussola
Costruire una pila
Far germogliare i semi
Libri
Links
28 ottobre 2009
Il giardino dei piccoli Einstein
A Torino il primo Centro europeo per stimolare l'interesse scientifico dei bambini
COSTRUIRE UNA BUSSOLA
Che cosa serve:
1) 1 ago
2) una calamita, basta una di quelle usate per attaccare i foglietti sul frigo
3) un tappo di sughero o un piccolo tappo di plastica
4) un piatto fondo pieno d’acqua
Prima di tutto, prendete l’ago per la cruna e passate la punta e il
corpo dell’ago, velocemente, sulla calamita per una ventina di volte.
Se la calamita ha due poli, passatelo solo su uno dei due.
Avvicinate l’ago magnetizzato a un altro ago. Se riesce a sollevarlo
procedete con l’esperimento, altrimenti ricominciate da capo.
Ora ricavate dal tappo un dischetto di sughero, oppure utilizzate il piccolo tappo di plastica e appoggiatevi l’ago sopra.
Fatelo galleggiare nel centro del piatto pieno d’acqua.
Anche se cercherete di spostarlo con la punta di un dito, lentamente l'ago punterà sempre nella stessa direzione.
Quando l'ago sarà perfettamente fermo nel centro del piatto, quella
sarà la direzione NORD – SUD. Basta sapere che il sole sorge ad est e
tramonta ad ovest, per conoscere esattamente i 4 punti cardinali.
Ricordatevi che bisogna fare questo esperimento lontano da calamite
che potrebbero essere all’interno di elettrodomestici, radio o
televisori, potrebbero deviare l'ago, mentre la nostra bussola deve
poter segnare solo l'orientamento delle forze magnetiche terrestri.
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COSTRUIRE UNA PILA
È facile ricreare l’esperimento di Alessandro Volta, ma per verificarne
la riuscita bisogna avere in casa un multimetro digitale, ossia un
attrezzo che serve per misurare il voltaggio della corrente.
Si può comprare da un ferramenta ed è utile per controllare se una pila
è ancora carica prima di buttarla in uno degli appositi raccoglitori.
Si prende un pezzo di carta d’alluminio e si piega più volte fino ad
avere un quadratino di 2 centimetri per 2. Ci si appoggia sopra un
pezzetto di stoffa imbevuto di acqua salata, ma lasciando scoperto un
bordo del quadratino. Sopra si posa una moneta da 5 centesimi, di
rame.
La pila è fatta! Il contatto fra i due metalli diversi produrrà l’elettricità.
E’ ora che entra in funzione il multimetro. Appoggiate gli elettrodi
uno sulla moneta e l’altro sulla carta argentata e potrete misurare una
leggera tensione.
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FAR GERMOGLIARE I SEMI
Procuratevi dei semi nella dispensa di casa. Probabilmente troverete
dei fagioli, dei ceci, delle lenticchie ma i più adatti, i più facili e
rapidi da far germogliare sono i fagioli di soia, verde o rossa, mung e
azuki, oppure il grano.
Spargete un po’ di semi in un piatto e accertatevi che non ci siano
corpi estranei, semi rotti o parassiti. Lavateli bene e poi copriteli
d’acqua e lasciateli a bagno, al buio (potete coprirli con un telo) per
12 ore.
Ora sciacquate nuovamente i semi e disponeteli su un tessuto a trama
larga, tipo garza, che avrete fissato ben teso, magari con un elastico,
su un barattolo bucato o su uno scolapasta, in modo che l’acqua dei
lavaggi scorra via.
I germogli vanno lavati almeno una volta al giorno (meglio due agli
inizi) con un litro o due di acqua e tenuti al riparo dalla luce
coperti dal telo.
Se utilizzate legumi e in particolare i fagioli di soia, che sono i più
buoni da mangiare, almeno per i primi due o tre giorni dovete lavarli
anche tre o quattro volte, poi sarà sufficiente un solo lavaggio
quotidiano.
Dopo qualche giorno (dai tre ai sei) i germogli avranno raggiunto
l'altezza di quattro o cinque centimetri e saranno pronti per essere
raccolti.
Prima di mangiarli togliete il telo che li copriva ed esponeteli alla luce per qualche ora.
Si possono mescolare a un’insalata o cuocere velocemente in tanti modi, ad esempio con gli straccetti
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LIBRI
I Labgatti
Una collana di libri per bambini dai 4 anni in su.
Di cosa sono fatte e come si muovono le cose? Cos’è la materia? …e l’elettricità?
Ve lo diranno i simpatici gattini che frequentano il laboratorio della gatta-bidella "Prof". Se siete piccoli e curiosi, Ginger, Panzer, Nobel, Milady e gli altri gattini della banda ideata da Russell Standard (fisico teorico e divulgatore, docente di fisica alla Open University di Milton Keynes) e illustrata da Bill Ledger, vi aiuteranno a capire alcuni fondamentali principi di fisica.
Materiali
di Russell Stannard, con le illustrazioni di Bill Ledger
Una sera la gatta della scuola decide di fermare le scorribande dei gattini del quartiere e li chiama a scuola per toglierli dalla strada. Ma che cosa potrebbe fare per interessarli e divertirli? Trovato: il laboratorio di scienze! Lì dentro può insegnare loro un sacco di cose importanti. Quel laboratorio li affascina così tanto che decidono di darsi il nome di... Lab-Gatti!
Movimento
di Russell Stannard, con le illustrazioni di Bill Ledger
Di solito sono i topi che stanno in laboratorio; qui invece si tratta di una chiassosa banda di strada curiosi micini, istruiti da una volenterosa gatta-bidella, la Prof.; i concetti di movimento e forza così come il concetto di materia sono espressi con semplice chiarezza dalle divertenti imprese di questi piccoli lab-gatti.
Luce e suono
di Russell Stannard, con le illustrazioni di Bill Ledger
E allora, che si fa? Stasera studiamo la luce, guardiamo come si muove tra i denti del pettine, come si riflette sugli specchi e poi si fa un po' di musica per vedere come si muove il suono...finché il temporale non fa scappare tutti a casa!
Magneti e elettricità
di Russell Stannard, con le illustrazioni di Bill Ledger
Ci vediamo domani tutti con una bella calamita a giocare con le graffette, imparare a costruire una bussola, vedere l'elettricità sullo schermo della TV e costruire un campanello! I bambini imparano insieme ai Lab Gatti e indagano su magnetismo e elettricità.
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Un sito pieno di esperimenti, giochi, enigmi, ricette
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Giochi di una volta da realizzare in casa, con spago, carta, stecchini, barattoli vuoti
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28 ottobre 2009
Il giardino dei piccoli Einstein
A Torino il primo Centro europeo per stimolare l'interesse scientifico dei bambini
di Monica Perosino
da lastampa.it
Il destino di Albert Einstein fu deciso da un raffreddore. Quando aveva sei anni, ammalato e costretto a stare a casa da scuola, iniziò a giocare con una bussola, regalatagli dal padre perché non si annoiasse troppo. Lo si può quasi vedere, il piccolo Albert, che fissa l’ago magnetico, sfiora il vuoto attorno allo strumento, cerca di capire quale forza faccia muovere l’asticella. Fu quella bussola che accese la sua curiosità per la fisica e scrisse il suo destino come scienziato.
Il destino di migliaia di bambini potrebbe essere deciso dal primo centro Science for Children in Europa, che si inaugurerà la prossima primavera a Torino. Il centro della Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo sarà lo strumento per promuovere l’interesse verso la scienza e le attitudini creative nei bambini tra i 5 e i 12 anni, secondo il metodo del premio Nobel per la chimica Harold Kroto - che farà parte del comitato scientifico - e sul modello dell’Exploratorium di San Francisco, ideato nel 1968 da Frank Oppenheimer.
L’idea è quella di suscitare nei bambini lo stupore e la curiosità per i fenomeni scientifici attraverso il gioco e la scoperta, come fu quella bussola per Einstein. I bambini impareranno a conoscere il mondo con i cinque sensi, per poi misurare ciò che li circonda in modo creativo. Potrebbe bastare un esperimento con una semplice calamita o la meraviglia di fronte al fenomeno della rifrazione per instillare la vocazione scientifica in qualche giovane cuore.
Si scoprirà che Volta fece la prima pila mettendosi un pezzettino di zinco e uno di rame sopra e sotto la lingua - li sentì pizzicare -, ma anche che per molti chimici la passione iniziò giocando con l’aceto e il bicarbonato di casa e che per qualche astronomo galeotta fu una banale lente d’ingrandimento. E chissà se qualche giovane botanico di oggi decise il suo futuro con le noccioline di Super Pippo, quelle che i bambini degli anni 70 compravano in edicola e facevano germogliare in una culla di cotone.
«Il punto di partenza è la meraviglia di fronte a un fenomeno sconosciuto e inatteso - spiega Piero Bianucci, direttore del comitato scientifico - che si ottiene coinvolgendo il giovane visitatore in un esperimento». I bambini capiranno il meccanismo del metodo scientifico, che parte da una percezione della realtà fenomenica, passa per la misura, l’ipotesi interpretativa del fenomeno, l’esperimento per mettere alla prova l’ipotesi e la generalizzazione in un modello (una teoria).
D’altronde fino a quattro anni i bambini - a parità di condizioni ambientali, affettive ed economiche - sono uguali tra loro ed estremamente plastici. A otto anni non è più così: il modo in cui hanno appreso le prime nozioni influenza il modo di memorizzarne altre in futuro, alcuni aspetti della percezione dello spazio si consolida e si determina l’orientamento nei confronti del mondo. Superato un «periodo sensibile» tra i 5 e i 12 anni, l’insorgere di vocazioni scientifiche diventa molto meno probabile.
«Non c’è ancora nulla di simile in Italia - dice Anna Maria Poggi, presidente della Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo - L’idea è di fornire a tutti e in primo luogo ai 200 istituti in rete con la Fondazione San Paolo, gli strumenti adeguati per l’insegnamento dell’educazione scientifica: il Science for Children potrebbe essere il giardino dei futuri Nobel».
L’investimento della Compagnia di San Paolo nel progetto, due milioni di euro, tradisce la fiducia nei risultati: «La scuola italiana è in forte ritardo rispetto al resto del mondo - spiega Anna Maria Poggi -. Le cause sono remote, ma le conseguenze sotto gli occhi di tutti: la situazione è tale da mettere a rischio le nostre prospettive di sviluppo economico, sociale e competitivo. Siamo il paese dei liberi pensatori, ancora adesso, che però deve passare a un’azione culturale e pratica».
Un altro aspetto non meno importante è quello della creatività, un dono correlato alla flessibilità mentale dell’adolescenza. «La scuola, per sua natura istituzionalmente mirata alla trasmissione di nozioni - dice Piero Bianucci -, non sempre favorisce nei ragazzi le propensioni creative. Anzi, il più delle volte, anche in perfetta buona fede, gli insegnanti finiscono con il limitarle, scoraggiando il pensiero divergente a favore di comportamenti “convergenti”».
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