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31 maggio 2011
L’avanzata del biologico. Addio pesticidi, c’è voglia di qualità
22 maggio 2010
Il ministero della Salute promuove l'ortofrutta italiana
21 marzo 2010
Firenze. Ultimi giorni per iscriversi al corso di formazione gratuito su ristorazione collettiva bio
Un elenco di aziende biologiche del Lazio (apri PDF)
31 maggio 2011
L’avanzata del biologico. Addio pesticidi, c’è voglia di qualità
di Erika Tomasicchio da www.kataweb.it
In Italia esplode la “bio-mania”: il consumo di alimenti prodotti senza l’aggiunta di sostanze chimiche raggiunge livelli da record. Lo rivela il rapporto Ismea, secondo cui gli italiani spendono meno, ma vogliono mangiar sano. Ecco perché il bio vince a tavola
Mentre la crisi svuota sempre di più i carrelli della spesa, i cibi prodotti senza fertilizzanti e coloranti invadono le tavole degli italiani. Il calo dei consumi alimentari non sfiora neanche il settore biologico, che anzi, registra un’impennata delle vendite. Se già nel 2011 aveva raggiunto l’11,6%, nei primi due mesi del 2011 è giunto al 13%. Un record mai toccato in passato, a tal punto che qualcuno già parla di “bio-mania”. Sono i contadini della Cia, la Confederazione italiana agricoltori, soddisfatti del risultato: «Tutto merito della maggiore attenzione dei consumatori verso il mangiar sano e delle copertine conquistate sui giornali, dall’orto biologico di Michelle Obama alla cena biologica allestita per le nozze di William e Kate» commentano entusiasti.
Più qualità a tavola. Il sorpasso del “bio” rispetto all’alimentazione tradizionale è documentato dal rapporto Ismea, secondo cui il 76% degli italiani acquista prodotti biologici almeno una volta al mese. In testa c’è la pasta, regina della dieta mediterranea, e il riso (più 68,8%), poi latte e formaggi (più 20,7%), seguiti da frutta e verdura (più 12%) soprattutto patate e finocchi (più 32%) ma anche clementine (più 28%), zucchine, broccoli e mele (più 18%). Dati in controtendenza rispetto all’andamento generale dei consumi, in netto ribasso: secondo l’Istat nel 2011 gli acquisti alimentari sono scesi in media del 4%. Un calo iniziato nel 2008 che colpisce soprattutto frutta (meno 9%), prodotti ittici (meno 8%), ma anche pane, derivati del latte e carni bovine. «Gli acquisti dei prodotti alimentari risultano tutti in discesa – commenta Coldiretti -. Gli unici a tenere sono i vini, le carni di pollo e la pasta di semola». Gli italiani dunque, a tavola preferiscono la qualità alla quantità. Spendere meno ma meglio sembra essere l’imperativo delle famiglie che, accanto ai cibi biologici, riempiono il frigorifero con prodotti locali e a chilometro zero.
Le ragioni del boom. Il successo del biologico è dovuto a diversi fattori: «In primo luogo a incidere è la presenza massiccia di questi prodotti nelle catene della grande distribuzione - chiarisce Coldiretti -. Ma non solo. Nel primo bimestre 2011 gli acquisti “bio” sono aumentati anche in supermercati (19%), ipermercati (12,5%) e discount (9,5%)». Oltre alle massaie che scelgono di riempire il carrello con alimenti senza diserbanti, a contribuire sono anche i ristoranti, che sempre più spesso servono menù biologici (più 24%), gli agriturismi (più 11%) e le mense scolastiche (più 10%). Secondo l’Ismea, autrice dello studio, alla base del cambiamento c’è un diverso atteggiamento dei consumatori, che porta alla diffusione dei cibi biologici anche in canali alternativi rispetto alla grande distribuzione: «Oggi giorno il consumatore vuole conoscere cosa c’è dietro i prodotti che compra. Ecco perché tende a costruire da sé il suo consumo quotidiano, coltivando il proprio orto a casa o acquistando in gruppo» si legge nel report.
Un comparto in ascesa. Non si tratta solo di una tendenza salutista. Il biologico alimenta un giro d’affari mondiale di circa 55 miliardi di dollari: in testa per numero di coltivazioni ci sono Australia e Argentina. In Europa il settore frutta 18 miliardi di euro l’anno, di cui almeno 2 miliardi sono fatturati nel Belpaese. «In Italia - rileva la Coldiretti - si contano 45.509 operatori biologici mentre sono coltivati a biologico 1.106.684 ettari. L’Italia è leader in Europa per numero di operatori certificati, ma anche per superficie adibita a colture senza pesticidi, soprattutto al Meridione (Sicilia, Puglia e Basilicata). Le regioni con più aziende agricole biologiche sono Sicilia, Calabria e Puglia, mentre al Nord, specie Emilia Romagna e Lombardia, si concentrano le imprese di trasformazione. Si coltivano principalmente cereali, olive, frutta (compresa quella in guscio), tralci di vite, agrumi e ortaggi.
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22 maggio 2010
Il ministero della Salute promuove l'ortofrutta italiana
99% FRUTTA PASSA ESAME PESTICIDI PER ESTATE
(AGI) - Roma - Il ministero della Salute promuove l'ortofrutta italiana in vista dell'estate con addirittura il record del 98,8 per cento dei controlli regolari, con una presenza di residui chimici al di sotto dei limiti di legge. E' quanto afferma la Coldiretti nel riferire le anticipazioni dei risultati dell'ultimo rapporto ufficiale annuale del Ministero della Salute sul "Controllo ufficiale dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti di origine vegetale" in via di definizione per essere trasmesso all'Autorita' Europea per la sicurezza alimentare (Efsa). Un rapporto che - sottolinea la Coldiretti - certifica il primato italiano nella qualita' e sicurezza alimentare con una percentuale di regolarita' del 98,85 per cento per la frutta, dello 98,76 per cento per le verdure, e 99,4 per cento per cereali, vino e olio. Si tratta - continua la Coldiretti - di un risultato importante con la presenza di frutta e verdura irregolare sul mercato nazionale che si e' ridotta di quasi cinque volte in poco piu' di quindici anni passando dal 5,56 per cento del 1993 all'1,2 per cento dell'ultima rilevazione ufficiale. Un obiettivo raggiunto grazie all'intensificarsi dell'attivita' di controllo ma anche per l'impegno degli imprenditori agricoli - precisa la Coldiretti - per un uso responsabile dei fitofarmaci con la crescita esponenziale di sistemi di coltivazione ecocompatibili che hanno fatto conquistare all'Italia la leadership in Europa nel numero di imprese impegnate nel biologico. Complessivamente secondo una stima della Coldiretti sono oltre un milione le verifiche e le ispezioni effettuate sul Made in Italy alimentare nel corso di un anno tra agenzie delle Dogane, Nas dei carabinieri, Istituto controllo qualita', capitanerie di Porto, corpo forestale e carabinieri delle Politiche Agricole, Asl, ai quali si aggiunge l'attivita' degli organismi privati. Un primato che - afferma la Coldiretti - ha consentito di far conquistare nel 2009 al Made in Italy alimentare la leadership nei prodotti tipici in Europa con 202 prodotti a denominazione di origine protetta (Dop) o indicazione geografica protetta (Igp) e 4.471 specialita' tradizionali censite dalle regioni, il maggior numero di imprese biologiche (quasi un 1/3 di quelle europee). Certo, molto resta da fare per garantire e difendere la qualita' e salubrita' degli alimenti, ma i primati quantitativi e qualitativi della produzione Made in Italy confermano - sostiene la Coldiretti - la grande opportunita' offerta agli italiani di consumare frutta, verdura e gli altri prodotti della dieta mediterranea considerati indiscutibilmente come essenziali per garantire una buona salute soprattutto per la crescita nelle giovani generazioni, L' importante notizia peraltro giunge in una stagione che offre la piu' ampia varieta' e disponibilita' di frutta e verdura Made in Italy che sono un ottimo alleato per ritrofare la forma perduta in vista della prova costume. Peraltro secondo recenti studi l'ortofrutta - riferisce la Coldiretti - arriva a ridurre del 13 per cento l'incidenza del Parkinson e dell'Alzheimer, del 9 per cento quella per problemi cardiovascolari e del 6 per cento quella del cancro. Pane, pasta, frutta, verdura, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari hanno consentito agli italiani - sottolinea la Coldiretti - di conquistare fino ad ora il record della longevita' con una vita media di 78,6 anni per gli uomini e di 84,1 anni per le donne, nettamente superiore alla media europea. Ma il crollo del 20 per cento nei consumi familiari di frutta e verdura avvenuto negli ultimi cinque anni, con una tendenza all'abbandono dei principi della dieta mediterranea soprattutto nei giovani (un bambino su quattro non consuma ortofrutta a tavola almeno una volta al giorno) stanno mettendo a rischio - conclude la Coldiretti - questo primato.
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21 marzo 2010
Firenze. Ultimi giorni per iscriversi al corso di formazione gratuito su ristorazione collettiva bio
L'Impatto ambientale della ristorazione collettiva è un fattore spesso molto sottovalutato. Eppure che milioni di pasti in Italia e in Europa ogni giorno siano consumati dopo aver percorso una filiera bio ed ecocompatibile, o meno, fa una bella differenza. Per questo sono importanti le attività di formazione sugli impatti ambientali della ristorazione, rivolte ai decisori e agli operatori della ristorazione stessa, avviate all'interno del progetto europeo “Il Bio sotto Casa”, promosso da Aiab, Amab e Coldiretti. Nell'ambito de “Il Bio sotto Casa”, Risteco, consorzio per la promozione della sostenibilità nella ristorazione, organizza corsi di formazione gratuiti per decision maker ed operatori della ristorazione collettiva. “Ristorazione collettiva sostenibile con prodotti biologici” a FIRENZE le 26 e 27 Marzo 2010. “Questa formazione, - dice Paola Trionfi, responsabile ristorazione collettiva per Aiab - utilizzata per accompagnare il processo formativo dei decision maker e di quanti altri siano attori principali nei processi decisionali connessi con le attività di ristorazione collettiva, vuole far emergere tutti i vari impatti ambientali connessi a questo servizio. La quantità maggiore d'impatti risiede nella produzione e trasporto delle materie prime, ed è per questo che acquistare prodotti bio, di produzione vicina al punto di consumo e di conseguenza di stagione, fa bene alla natura e fa bene anche al consumatore”. I temi trattati nei corsi sono gli strumenti per la sostenibilità del servizio di ristorazione, le materie prime alimentari, gli impatti ambientali della logistica, l'organizzazione del servizio, la gestione dei rifiuti, la comunicazione ambientale, e il green public procurement. I corsi possono accogliere ad esempio cuochi, dietisti, responsabili acquisti. La partecipazione è gratuita, ma i posti sono limitati. Iscrizione obbligatoria, su aiab o ecomeal. (Aiab)
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5 maggio 2009
Alimenti: frutta e verdura sempre piu' sicure, solo 1,1% fuori legge in italia
Roma (Adnkronos Salute) - Frutta e verdura in Italia sempre più sicure
e 'a prova' di residui chimici. Solo l'1,1% dei campioni analizzati ad
hoc è risultato 'fuori legge'. Lo rivela la relazione della Direzione
generale della sicurezza degli alimenti e della nutrizione del
Ministero del Welfare, presentata oggi a Roma nel corso del convegno
'La tutela dell'ambiente: garanzia della salubrità e sicurezza del
nostro cibo', organizzato da ministero e Consiglio nazionale dei
chimici. In totale sono stati analizzati 6.845 campioni ortofrutticoli
(3.656 frutti e 3.189 ortaggi): in due casi su tre gli esemplari sono
risultati del tutto privi di rimedi utilizzati per proteggere e curare
le piante. Negli altri casi il 32,2% rientra comunque nei limiti di
legge, mentre solo 1,1% è risultato irregolare, contro il 2,3% del 1995.
"In Italia questi alimenti oggi sono sicuri, anche più che all'estero -
sottolinea Armando Zingales, presidente del Consiglio nazionale dei
chimici - Dalla ricerca arrivano dati rassicuranti per gli italiani:
possono essere certi che sulle loro tavole arrivano alimenti
controllati". Tra i campioni che presentano residui (fuori legge o no),
alcuni ne contengono uno solo e altri più di un residuo di sostanze
differenti. "Negli anni si sono ridotti i casi di superamento dei
livelli previsti, dunque si può parlare di una sempre maggiore
sicurezza a tavola", sottolinea Romano Marabelli, a capo del
Dipartimento per la Sanità pubblica veterinaria, la nutrizione e la
sicurezza degli alimenti del ministero del Welfare.
Marabelli dice "no agli italiani sceriffi al supermercato, in cerca di
possibili problemi. I controlli si fanno, e dobbiamo assicurare ai
cittadini che non serve il fai-da-te: tutto quello che i cittadini
trovano sul bancone e in vendita è e deve essere garantito".
"L'esperienza di questi anni ci ha insegnato che è necessario -
sottolinea il sottosegretario al Welfare, Francesco Martini, in un
messaggio inviato oggi ai partecipanti - non solo rafforzare le misure
di controllo al momento dell'importazione degli alimenti, ma anche far
sì che Paesi che non offrono sufficienti garanzie siano esclusi dalla
lista di quelli autorizzati ad aesportare nel territorio comunitario".
Secondo la Martini, "la catena alimentare italiana è una delle più
sicure al mondo". All'interno del Piano nazionale residui nel 2007
"sono stati analizzati 32.428 campioni - ricorda poi il sottosegretario
- e sono state riscontrate 72 non conformità (0,2%), di cui 41 per la
categoria dei contaminanti ambientali".
L'indagine presentata oggi, invece, ha rivelato anche che, tra i
campioni contenenti residui (anche nei limiti di legge), nel 24% della
frutta sono state rilevate tracce di più di una sostanza, mentre nei
prodotti ortofrutticoli questo dato è risultato molto più basso (4,1%).
"Ciò non sorprende - spiega Zingales, perché gli alberi da frutto sono
trattati con più principi attivi e sono soggetti a più trattamenti nel
loro ciclo di fioritura, fruttificazione e dopo la raccolta". Insomma,
"usando le normali cautele igieniche - interviene Fernando Maurizi,
segretario del Consiglio nazionale dei chimici - cioè lavare bene
frutta e verdura, i rischi per i consumatori sono veramente bassi nel
caso dei fitofarmaci. Soprattutto per quei tipi di frutta come agrumi e
banane, che devono essere sbucciati in ogni caso prima del consumo".
"Occorre fare un ulteriore sforzo di formazione verso gli operatori
dell'agricoltura - prosegue Zingales - per aiutarli a scegliere i
prodotti e le tecniche di trattamento più efficaci per garantire la
produzione, senza comprometterne la genuinità. In particolare devono
essere rispettati i tempi che devono intercorrere tra l'ultimo
trattamento e la raccolta" di frutta e verdura. Inoltre nella sicurezza
degli alimenti ha un ruolo chiave quella che l'esperto chiama
"professionalità del chimico, necessaria a ipotizzare e identificare
fonti non codificate di contaminazione degli alimenti, dolosa o
casuale. E' il caso del colorante cancerogeno Rosso Sudan, scoperto
tempo fa in alcune partite di peperoncino dall'estero, il cui colore -
ricorda - aveva incuriosito un chimico, che ha avuto la fantasia di
cercare qualcosa che non era previsto nei protocolli".
Confrontando i dati con quelli degli anni precedenti, la buona notizia
è che la percentuale di irregolarità negli ortofrutticoli ha subito una
progressiva riduzione. "I residui dei singoli pesticidi ingeriti ogni
giorno dai consumatori rappresentano - conclude il presidente dei
chimici - una percentuale molto modesta rispetto alle dosi giornaliere
accettabili, e molto al di sotto del livello di guardia".
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