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7 aprile 2010
Lampade a basso consumo, la Svizzera invita a stare lontani

18 gennaio 2010
Nuove strade per il riciclo creativo 

9 giugno 2009
In Italia 2 su 3 scelgono prodotti ecosostenibili

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7 aprile 2010
Lampade a basso consumo, la Svizzera invita a stare lontani
Una ricerca ha stabilito che sotto i 30 centimetri possono provocare infiammazioni a nervi e muscoli

Milano - Non avvicinatevi a meno di trenta centimetri dalle lampade a risparmio energetico. È il suggerimento diffuso dall'Ufficio federale della sanità pubblica svizzera in seguito ad un'indagine condotta dalla «It'Is Foundation» (Fondazione di ricerca sulle tecnologie dell'informazione nella società) di Zurigo diretta dal professor Niels Kuster del locale Politecnico. La ricerca voleva determinare con precisione, grazie ad un nuovo metodo di misura, i campi elettromagnetici generati dalle nuove lampade a risparmio ora utilizzate in seguito alla decisione dell'Unione Europea di mettere al bando le tradizionali lampade ad incandescenza entro il 2012. In particolare interessava stabilire gli effetti generati sul corpo umano e a tal proposito si precisa che i valori di intensità rilevati a 30 centimetri dalle lampade considerate sono inferiori (10 per cento) alla soglia raccomandata dalla International Commission for Nonionizing Radiation Protection.
Se però ci si avvicina al di sotto dei tre decimetri i valori misurati crescono rapidamente fino a superare in alcuni casi i limiti stabiliti. Per questo «a titolo prudenziale» l'ufficio della sanità pubblica di Berna invita a mantenere l'opportuna distanza soprattutto se le lampade restano a lungo accese come nel caso di quelle poste sulla scrivania. La ricerca è stata condotta utilizzando quattro manichini che rappresentavano un uomo, una donna, un bambino di 6 anni e una bambina di 11 scandagliati in posizioni diverse e a varie distanze. Le lampade a risparmio energetico sono dotate di un trasformatore ed emettono campi elettrici e magnetici a bassa e media frequenza che possono generare nell'organismo correnti elettriche le quali, a partire da una certa intensità, sono in grado di provocare infiammazioni dei nervi e dei muscoli. In passato era stato sollevato anche il problema dell'inquinamento perché al loro interno contengono pure una quantità esigua di mercurio (inferiore ai 5 milligrammi) che in caso di rottura del bulbo può disperdersi nell'aria. Inoltre le lampade a basso consumo con tubo fluorescente, in certe condizioni, lasciano filtrare una piccola parte dei raggi ultravioletti per cui ad una distanza inferiore a 20 centimetri dopo una lunga esposizione non si possono escludere eritemi cutanei. «La decisione svizzera è un buon provvedimento che dovremmo seguire — precisa Settimio Grimaldi, biofisico dell'Istituto di neurobiologia e medicina molecolare del Cnr —. E non solo per le lampade ma anche per frigoriferi e lavatrici. Anch'essi emettono campi elettromagnetici e l'unico modo di difendere la nostra saluta eliminando gli effetti negativi è quello di mantenere le distanze suggerite dall'indagine di Zurigo».
Giovanni Caprara da www.corriere.it


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18 gennaio 2010
Nuove strade per il riciclo creativo   

Risparmio energetico e contenimento dell'inquinamento si impongono a tutti. Partono iniziative anche in Italia

Creatività, fantasia e ingegno: ecco le chiavi dell'innovazione ecologica. Per prevenire lo spreco di materiali potenzialmente utili e per cercare di ridurre sia il consumo delle materie prime sia l’utilizzo di energia , passaggi ormai obbligati per tutti. E infatti in tutto il mondo si respira una nuova linea di tendenza: non più solo differenziare il materiale di scarto, per renderne meno onerosa la riutilizzazione, ma addirittura attuare un riciclaggio dei materiali con metodi sempre più originali.

Così dai contenitori differenziati per vetro, plastica e carta si è passati alle invenzioni più innovative per risparmiare anche Co2. Ne sono un esempio i progetti presentati all’undicesima fiera degli eco-prodotti in Giappone: porte automatiche funzionanti solamente grazie al peso delle persone, batterie per il telefono cellulare che funzionano ad energia solare e borse per la spesa create dalle foglie di tè e dal riso. Ma la boccata di aria ’verdè si respira anche in Italia: sono molte le iniziative italiane che rispecchiano la volontà di stare al passo con la green economy.

Dal settore nautico che, oltre a lavorare a un progetto di riciclo degli scafi in disuso, sta implementando la ricerca per migliorare la scelta dei materiali e dei combustibili, al mondo della ceramica che sperimenta la via ecologica attraverso la realizzazione di piastrelle fotovoltaiche, in grado di produrre energia. Ma gli esempi del cambio di rotta nel rispetto dell'ambiente non finiscono qui.

A Santa Croce sull’Arno questa estate sono stati presentati i prototipi di piccoli elettrodomestici e di caschetti da montagna ottenuti dal riciclo di bottiglie in plastica, mentre alla fiera di Rho-Pero sono state mostrate borse create utilizzando, ad esempio, fascette da imballaggio colorate e opportunamente intrecciate oppure rubando il tessuto del divano dismesso.

E, per i manici, i tipici cordoni per legare i tendaggi delle vecchie ville d’epoca. Rifiuti che si trasformano così sotto gli occhi di tutti, in materiale utile, educativo, divertente e che, con un salto nella pura creatività trascende direttamente nel mondo dell’arte. Di questa idea sono sicuramente gli artisti che hanno fatto dei gusci d’uova e delle buste di plastica materiale per le proprie creazioni.
da www.lastampa.it

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9 giugno 2009
In Italia 2 su 3 scelgono prodotti ecosostenibili
   
Gli italiani al supermercato sono sempre più attenti a come vengono prodotti i cibi che acquistano: il 70% dà importanza agli aspetti etico-sociali mentre il 65% a quelli ambientali, e addirittura l’83% dà valore a una produzione con basse emissioni di CO2. Questo trend è confermato anche delle aziende agroalimentari: l’83% ritiene che la considerazione dei temi ambientali ed etico sociali tenderà a crescere, e il 41% ha già in programma iniziative concrete per ridurre l’impatto ambientale.

Lo rivelano le opinioni espresse sia dai consumatori sia dalle imprese interpellate nel corso di un’indagine effettuata dalla fondazione internazionale Dnv (Det Norske Veritas), uno dei principali organismi indipendenti di certificazione e gestione dei rischi, per comprendere l’evoluzione del settore in Italia. Condotta nel mese di aprile, la ricerca ha rilevato in due fasi distinte il «sentiment» sia dell’offerta sia della domanda sui temi della sicurezza e della sostenibilità dei prodotti agroalimentari.

Dalla ricerca emerge in primo luogo una tendenza consolidata: i comportamenti d’acquisto dei consumatori premiano la fiducia nella marca dei prodotti e nel punto vendita. La sicurezza e la qualità del prodotto sono considerati dei prerequisiti all’acquisto: nel 72% dei casi viene verificata solamente la data di scadenza soprattutto presso le fasce d’età più giovani (25-44 anni) e al Centro Sud; nel 49,3% dei casi ci si affida anche alla notorietà/reputazione di marca mentre nel 34, 3% di quella del Venditore/Punto Vendita. Nella valutazione del prodotto, invece, vengono adottati in misura crescente da oltre due terzi degli interpellati nuovi parametri di valutazione quali il rispetto della tematiche ambientali ed etico- sociali: il 65% del campione attribuisce importanza alla voce «Ambiente/ Inquinamento», con maggiore incidenza presso i soggetti più Maturi, le Donne residenti al Nord di Italia; il 70% attribuisce importanza agli aspetti Etico- Sociali con incidenza leggermente più alta presso i soggetti più Maturi.

Alla tematica della sostenibilità viene assegnata un’importanza crescente nel sistema dei valori e nelle scelte d’acquisto dei consumatori anche se i termini «Carbon free» e «Carbon neutral», utilizzati per indicare i prodotti realizzati attraverso una filiera agroalimentare a bassa emissione di CO2, sono di fatto sconosciuti presso tutti i target intervistati: il 94% del campione dichiara di non averne mai sentito parlare anche se l’espressione «sostenibilità» viene ricondotta correttamente all’area ambiente ed ecologia. Alla spiegazione dei due termini, invece, i consumatori reagiscono attribuendo interesse a questa caratteristica nelle scelte d’acquisto (83% degli intervistati, sommando la voce molto+ abbastanza importante). Tale dato rivela, per le imprese del settore, ampi spazi di manovra per attivare degli interventi di comunicazione e di education in grado di influenzare le decisioni di acquisto del consumatore sul tema della eco sostenibilità.

Per quanto riguarda le imprese interpellate nel corso dell’indagine, queste tendono a sottolineare il valore per la food industry della certificazione della qualità e della sicurezza dei prodotti: il 71% del campione la ritiene importante e ben l’88% ritiene che le certificazioni di Sicurezza e Qualità emesse da terze parti indipendenti siano in ogni caso da comunicare non solo alla Gdo, ma anche al consumatore finale. Nelle risposte delle imprese trova conferma il trend a favore dei prodotti verdi e sostenibili emerso dalle risposte dei consumatori: a giudizio delle imprese, il grado di considerazione dei temi ambientali ed etico sociali tenderà a crescere nei prossimi anni (82% del campione). Attualmente, invece, le imprese ritengono che i consumatori finali dei prodotti agroalimentari attribuiscano una discreta importanza sia agli aspetti di impatto Ambientale che Etico - Sociale ma in misura inferiore a quanto affermato dai consumatori stessi. Secondo le imprese, infatti, le decisioni d’acquisto del Consumatore tendono a essere guidate in misura maggiore da valutazioni inerenti la Qualità e Sicurezza.

Nonostante le aziende stesse appaiano ancora complessivamente «poco educate ad educare» il consumatore verso i temi ambientali ed etico sociali, ben la metà di quelle intervistate dichiara di usare i temi ambientali come leva di marketing mentre il 41% ha in programma iniziative concrete per ridurre l’impatto ambientale lungo tutta la filiera produttiva (tra cui l’utilizzo di energia solare e di materiale riciclabili e l’installazione di impianti fotovoltaici). «A livello internazionale, nei nostri numerosi contatti con le imprese del settore food, riscontriamo una sempre maggiore richiesta di servizi e di certificazioni di terza parte indipendente nelle aree ambiente e sostenibilità, che vanno ad aggiungersi alle consolidate certificazioni sulla sicurezza dei prodotti alimentari. Abbiamo perciò voluto verificare e misurare questo trend anche in Italia, attraverso la realizzazione di due indagini di mercato, sia sui consumatori che sulle aziende del settore, per avere un quadro preciso dell’orientamento dei consumi, della domanda e dell’offerta», ha dichiarato Vittore Marangon, amministratore delegato di DNV Italia. «I consumatori oltre alla qualità e sicurezza degli alimenti iniziano anche a considerare i temi della salvaguardia dell’ambiente, dell’etica sociale e più in generale della sostenibilità. I risultati di queste ricerche ne confermano l’importanza crescente nel loro sistema dei valori e nelle loro scelte d’acquisto. Anche le imprese di conseguenza sono sintonizzate su questo trend nell’evoluzione delle strategie e dell’offerta», ha affermato Davide Busani, food manager di Dnv Italia.
da lastampa.it

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