|
Gli alimenti che possono causare reazioni allergiche
Siti utili
13 giugno 2011
Allergie agli animali: più rischi se in casa non c'è un pet
21 febbraio 2011
Allergie alimentari: l’importanza della penna salvavita
21 Settembre 2010
Allergie alimentari colpiscono 8% bimbi
22 maggio 2010
Terapia artistica riduce ansietà nei
bimbi asmatici
8 maggio 2010
Dalle uova al latte, cresce l'esercito
dei bimbi allergici: 270mila fino a 5 anni
9 Novembre 2009
Gravidanza: acido folico sintetico aumenta rischio asma
25 ottobre 2009
Asma raddoppia, colpito 1 italiano su 10
25 ottobre 2009
Curare il bambino allergico e non la patologia
28 settembre 2009
Asma in età pediatrica, due bimbi su tre curati male
19 giugno 2009
Da conigli nani a kiwi, nuove minacce per baby-allergici italiani
7 giugno 2009
Allergia da nichel nei telefonini: diecimila italiani colpiti da dermatite
25 maggio 2009
Allergico al latte 2,5% dei bimbi, da Milano linee guida mondiali
Torna su
13 giugno 2011
Allergie agli animali: più rischi se in casa non c'è un pet
Secondo i risultati della ricerca, il rischio di successive allergie è diminuito anziché aumentato dall'esposizione agli animali nell'età pediatrica
Un cane o un gatto che girano per casa non aumenta il rischio dei bambini di diventare allergici: è questo il risultato pubblicato sulla rivista Clinical & Experimental Allergy.
Ganesa Wegienka e colleghi del Dipartimento di scienze della salute pubblica dell'Henry Ford Hospital hanno seguito un gruppo di 565 bambini dalla nascita fino alla maggiore età, contattati periodicamente per raccogliere sia informazioni sull'esposizione a cani e gatti sia campioni di sangue per rilevare l'eventuale presenza di allergeni.
Il parametro ritenuto più importante era ritenuta l'esposizione a specifici animali nel primo anno di vita, e a riguardo lo studio ha fornito un risultato sorprendente: l'esposizione sembra avere un effetto protettivo in alcuni sottogruppi.
I giovani soggetti di sesso maschile che nel primo anno di vita hanno vissuto in famiglie in cui era presente un cane che viveva al chiuso hanno mostrato infatti un rischio dimezzato di sensibilizzazione ai cani rispetto a coloro che non hanno subito questo tipo di esposizione nel primo anno di vita.
Per quanto riguarda i gatti, sembra invece che sia i soggetti maschi sia le femmine avessero una probabilità dimezzata di sensibilizzazione se avevano convissuto con questi felini nel primo anno di vita rispetto ai soggetti che non avevano fatto questa epserienza.
“Questa ricerca fornisce ulteriore evidenza che le esperienze del primo anno di vita sono associate in generale, allo stato di salute nelle fasi successive della vita e in particolare che il rischio di successive allergie è diminuito anziché aumentato dall'esposizione agli animali”, ha concluso Wegienka. (fc)
da www.lescienze.it
Torna su
21 febbraio 2011
Allergie alimentari: l’importanza della penna salvavita
Quando si soffre di allergie alimentari, è molto importante avere al seguito la penna salvavita. Questo, l’invito degli esperti riuniti alla conferenza Food Allergy and Anaphylaxis Meeting della European Academy of Allergy and Clinical Immunology, che si è svolta proprio qualche giorno fa a Venezia. Le allergie alimentari non vanno confuse con le intolleranze, con cui ha in comune solo il cibo, mentre le cause e i sintomi sono del tutto differenti.
Infatti, le allergie alimentari, sono in costante aumento nel nostro Paese, soprattutto tra i più piccoli, e spesso si ha la tendenza a trascurare o a minimizzare problemi di questo genere.
La penna salvavita, di cui l’intenzione è più che chiara, è una una penna speciale che contiene adrenalina autoiniettabile, ed è una misura preventiva da adottare in caso di shock anafilattico. Si tratta di uno strumento utile, da portare comodamente in borsa o nel borsello ed è molto facile da usare.
Tanto utile, quanto ignorato dalla stragrande maggioranza dalle persone con problemi di allergie alimentari. L’Italia, infatti, è agli ultimi posti tra i Paesi Europei per il numero di penne di adrenalina distribuite ai pazienti, nonostante possa essere un modo per evitare conseguenze altrimenti fatali.
Il presidente del Congresso, Maria Antonella Muraro, ha spiegato che:
In 8-10 minuti agisce facendo regredire i sintomi dell’anafilassi, che vanno dall’orticaria alla difficoltà respiratoria, dal collasso cardiocircolatorio ai problemi gastrointestinali come vomito e diarrea. Può dare piccoli effetti collaterali come irritabilità o tremore, ma questi si esauriscono quando l’adrenalina è stata completamente metabolizzata dall’organismo, ovvero nel giro di un paio d’ore.
La penna salvavita può essere usata anche dai cardiopatici, anche perché gli eventuali effetti collaterali sono nulla in confronto alla possibilità di salvarsi la vita.
da www.tantasalute.it
Torna su
21 settembre 2010
Allergie alimentari colpiscono 8% bimbi
(ANSA) - ROMA - Il 6-8% dei bambini tra i 12/14 anni (dato mondiale nei paesi industrializzati) soffre di allergia alimentare nei primi 3 anni di vita.La Societa' Italiana di Pediatria fa il punto sulle allergie alimentari.La prevalenza di questa patologia tende a decrescere con l'eta'. Il trattamento standard dell'allergia alimentare e' rappresentato dalla dieta d'esclusione,ma ci sono nuovi metodi terapeutici. Tra questi, la desensibilizzazione orale sembra essere una procedura molto promettente.
Torna su
22 maggio 2010
Terapia artistica riduce ansietà nei
bimbi asmatici
(AGI) - New York - Gli autori di un nuovo studio ristretto suggeriscono che la terapia artistica rende i bambini meno ansiosi rispetto alle loro condizioni di salute. I risultati forniscono "dati iniziali incoraggianti" a supporto dell'utilita' della terapia artistica ai fini del miglioramento della salute emotiva dei bambini malati cronici, scrivono gli autori nel numero di maggio del Journal of Allergy & Clinical Immunology. -
Torna
su
8 maggio 2010
Dalle uova al latte, cresce l'esercito
dei bimbi allergici: 270mila fino a 5 anni
Roma - Al latte, alle uova, alle nocciole, per non parlare del glutine. L'esercito dei bambini allergici e intolleranti ad una serie di alimenti aumenta.Sono 270mila i piccoli fra zero e cinque anni che hanno problemi con uno o più alimenti, cinquantamila non tollerano noci, nocciole e arachidi, circa ottantamila le uova, centomila sono allergici al latte vaccino.
Una crisi anafilattica su tre avviene a scuola, dove raramente il personale è preparato ad affrontare un emergenza. Per i latti sostitutivi per i bimbi da zero a due anni le famiglie spendono ogni anno oltre 50 milioni di euro. Sono alcuni dei dati diffusi in occasione della settimana mondiale dell'allergia alimentare che parte domani, organizzata in Italia per la seconda volta dall'associazione dei pazienti allergici Food Allergy Italia, per promuovere giornate di informazione e sensibilizzazione.
Solo un under 18 su 1000 ha sempre con sè la «penna» salvavita con adrenalina: gratuita per i pazienti dal 2005, è tuttora impiegata poco o male in molte Regioni, soprattutto al Sud. Dal 2004 è in vigore in Veneto l'unica Legge regionale italiana che prevede corsi di formazione sulle allergie alimentari per insegnanti e personale scolastico; sono oltre 2000 gli operatori scolastici veneti che hanno partecipato ai corsi solo nell'ultimo anno.
da www.ilmessaggero.it
9 Novembre 2009
Gravidanza: acido folico sintetico aumenta rischio asma
Adelaide - L'acido folico sintetico assunto in gravidanza aumenterebbe del 30% la possibilita' che i nascituri soffrano di asma. Lo dice una ricerca condotta all'Universita' di Adelaide, in Australia. Lo studio e' stato pubblicato sull' 'American journal of Epidemiology' e prende in considerazione, in particolare, le future mamme tra i 30 e i 34 anni. Senza controindicazioni, anzi necessario, l'acido folico o vitamina B9 naturale, presente in latte, cereali e verdura a foglia verde. (RCD)
da www.corriere.it
Torna su
25 ottobre 2009
Asma raddoppia, colpito 1 italiano su 10
Vittime anche tra sportivi, lo rivela studio su 1.500 atleti
(ANSA) - In Italia sono raddoppiati i casi di asma bronchiale, passando dal 5% al 10% della popolazione nell'arco di cinque anni. Il risultato è stato presentato nel congresso della Società di Medicina Interna (Simi) in corso a Roma. Sono due gli studi dai quali emerge che l'asma sta diventando un disturbo sempre più diffuso. Il primo, chiamato Isaac (International Study of Asthma and Allergies in Childhood) è stato condotto su un gruppo di bambini seguito per circa cinque ed ha rilevato che in questo arco di tempi i casi di asma sono passati dal 6% al 12-13%.
Il secondo studio è stato condotto su 1.500 atleti che hanno partecipato alle ultime due edizioni delle Olimpiadi, Sidney 2004 e Pechino 2008. Anche negli atleti i casi di asma bronchiale sono aumentati dall'8% al 15% ed anche le allergie in genere sono diventate più comuni, passando dal 15% al 28%. Secondo gli esperti, comunque, l'asma non pregiudica la carriera sportiva. Tra le cause, in molti puntano il dito contro l'inquinamento, ma secondo Sergio Bonini, ordinario di Medicina interna della Seconda Università di Napoli, l'inquinamento "ha sicuramente un effetto nello scatenare i sintomi, ma non giustifica l'aumento della malattia. Ne è una dimostrazione - ha aggiunto - la comparazione con tra i dati di oggi e quelli raccolti in Germania Est e Ovest prima del 1989. Si è notato infatti in maniera marcata come nell'area dell'ex Germania Est, con il calare dei fattori inquinanti prima altissimi, non solo non abbia coinciso una rapida discesa delle malattie respiratorie e dell'asma, ma che queste sono oggi aumentate in modo considerevole". In pratica, secondo l'esperto, "non c'é una sola causa" dell'aumento dei casi di asma. Bisogna invece attribuirlo ad "un insieme di stili di vita a cui e collegata una decisa e continua diminuzione delle malattie infettive".
La minora necessità di difendersi da batteri e infezioni, ha spiegato l'esperto, ha provocato uno squilibrio nei due principali meccanismi di difesa: quello che protegge dalle infezioni e quello che coordina la risposta allergica. Una situazione, ha aggiunto, che ha portato il sistema immunitario "a concentrarsi spesso su sostanze innocue, dando forti reazioni allergiche e asma. In questo campo pensiamo che il futuro della medicina sia creare farmaci che possano riequilibrare il sistema immunitario".
Torna su
25 ottobre 2009
Curare il bambino allergico e non la patologia
Il 30% dei bambini è allergico. Per di più un’allergia, nel corso della vita, può cambiare di forma e intensità. E si calcola che questa percentuale salirà fino al 50% entro il 2010. Come se non bastasse le allergie da “stagionali” sono ormai considerate e rilevate quali “perenni”. Un bambino allergico soffre tutto l’anno senza distinzioni. Ma oggi è possibile una diagnosi precocissima e cure innovative. Il professor Marseglia, Pediatra - Allergologo del Policlinico San Matteo di Pavia, riferisce che «le malattie allergiche in generale mostrano un trend in aumento. Non c’è una trasmissione genetica diretta, ma senza dubbio vi è una forte componente associata alla familiarità. Per capirci: se uno dei genitori presenta una patologia è facile che il figlio sia predisposto a svilupparla».
Non è possibile però che un simile aumento di casi sia giustificabile solo così. «Ovviamente no. Ci sono fattori esterni che hanno influito pesantemente sul rischio ereditario e l’ambiente in cui i nostri bambini vivono gioca un ruolo importantissimo. Il fumo di sigaretta, l’alimentazione e l’inquinamento, l’esposizione alle malattie infettive e l’utilizzo precoce di determinati farmaci, e molti altri fattori regolano questa ascesa delle patologie allergiche».
Oltre alla prevenzione, oggi è possibile fare una diagnosi precoce. I test cutanei possono essere positivi già a pochi mesi di vita. Comunque, aggiunge Marseglia, «data l’imponenza del fenomeno e l’avanzamento delle ricerche e delle scoperte in quest’ambito clinico, non si tratta più di un problema solo di diagnosi e prevenzione, ma soprattutto di un problema sociale». In effetti, negli ultimi anni, mamme e pediatri del territorio hanno fatto riferimento sempre più spesso allo specialista Allergologo. Il bambino soffre per acari, graminacee, e muffe che vengono inalate. Il lattante può avere problemi con le proteine del latte e quindi manifestare maggiormente problemi di allergia alimentare. Oggi, però, ciò che prende sempre più piede e che preoccupa medici e genitori è l’allergia ai farmaci. Quelli che mettono più a rischio i nostri bambini secondo Marseglia sono «gli antibiotici e gli antiinfiammatori non steroidei che sono peraltro i farmaci che più spesso somministriamo ai nostri piccoli. Le reazioni avverse all’utilizzo di tali farmaci sono inoltre in continuo aumento».
Il messaggio è forte: il farmaco apparentemente più tollerabile può celare effetti collaterali. Occorre quindi rivolgersi a centri in cui sia possibile raggiungere una diagnosi di certezza, eseguire test di tolleranza ed eventualmente seguire i protocolli di desensibilizzazione all’allergia: una strategia per aggirare il problema e ridurre i rischi. Pavia ha una lunga esperienza su questo fronte ed è stata identificata come uno dei centri di riferimento nazionale da realizzare in ambito pediatrico in stretta collaborazione con il Centro francese di Montpellier coordinato dal professor Jean Bousquet, autorità indiscussa in materia.
Per parlare soprattutto di questi problemi, si è svolta a Pavia, nei giorni 8-10 Ottobre, presso l’Aula della Clinica Pediatrica della Fondazione Policlinico San Matteo, la decima edizione del corso-convegno “Opinioni a Confronto in Immuno-Pneumo-Allergologia Pediatrica”. Le 3 giornate di lavoro presiedute dal professor Giorgio Rondini hanno visto la partecipazione di più di 80 relatori, tra i massimi esperti in ambito allergologico, di fama nazionale e internazionale. Questi “tutor” hanno illustrato ai 400 partecipanti le ultime conoscenze sui rapporti tra il sistema immunitario e la patologia allergica e respiratoria, con riferimenti accurati sulle nuove patologie che stanno acquistando rilievo in ambito soprattutto immunolo-allergico. L’attenzione si è focalizzata su: patologia immuno-allergica, vaccinazioni, aspetti immunologici dell’asma, terapie delle “nuove” malattie infiammatorie e autoimmunitarie, malattie infettive emergenti e riemergenti, e utilizzo razionale dei probiotici. Una sessione è stata invece dedicata alle nuove vaccinazioni e alla loro ricaduta sociale. Particolare attenzione si è data alle nuove formulazioni del vaccino anti-influenzale e a quello contro il Papilloma Virus. Si è parlato anche di immunoterapia specifica. «È l’ultima frontiera della terapia, innovativa. Consiste nel somministrare al paziente malato piccole dosi della sostanza che provoca la sua allergia, per far sì che l’organismo diventi tollerante in modo progressivo e autonomo». La novità è che da questa sessione vedrà la luce un documento che sarà poi adottato in Italia come riferimento ufficiale. «Ci è stato richiesto anche dall’organo ufficiale degli Stati Uniti che si occupa di allergie, asma e immunologia» spiega Marseglia. Ma a Pavia vedrà la luce anche un altro documento ufficiale: quello sulle allergie ai farmaci. «Abbiamo un imperativo di fronte a noi: identificare le allergie e individuare un’alternativa valida perché comunque il paziente va curato».
La domanda che accomuna e assilla spesso i genitori è se i loro bambini si possono curare: il bambino allergico va curato, ma deve essere soprattutto gestito bene, a 360 gradi, in centri attrezzati e la gestione va personalizzata e adeguata ai problemi di ogni singolo bambino. L’obiettivo non è curare la malattia allergica, ma il bambino affetto da allergia.
* Direttore Dipartimento Materno-Infantile Az.Fatebenefratelli e Oftalmico Milano
da www.libero.it
Torna su
28 settembre 2009
Asma in età pediatrica, due bimbi su tre curati male
di Adele Sarno
È un disturbo debilitante ma quando a soffrirne è un bambino la qualità della vita peggiora. L’asma in età pediatrica, infatti, spesso è gestita male e i genitori non ricevono corrette informazioni dai medici. Lo dimostra una ricerca presentata al Congresso Europeo di Malattie Respiratorie, secondo cui due bambini su tre sono curati male.
“Il problema però – spiega il dottor Giuseppe Mele, presidente della società italiana di pediatria – riguarda le sofferenze dei bambini asmatici che vengono sottovalutate. Spesso anche il medico si limita a constatare che la funzionalità polmonare è nella norma senza contare che questo non basta a garantire il benessere del piccolo”. Insomma si trascura che per un bambino sono importanti la partita di pallone, il gioco, la corsa con gli amici. Tutte quelle attività che si possono affrontare solo con le dovute precauzioni.
LO STUDIO E LA QUALITÀ DELLA VITA
Lo studio si chiama Room to Breath - Una stanza per respirare – e ha coinvolto 1284 genitori e 943 bambini di età compresa tra i 4 e i 15 anni provenienti da 6 Paesi (Regno Unito, Sud Africa, Olanda, Grecia, Ungheria e Canada). I risultati, raccolti e analizzati da ICM Research, evidenziano come sia proprio la qualità della vita a risentirne. Il 69% dei giovanissimi malati d’asma evita attività sportive e che comportano sforzi fisici, la metà non dorme bene, il 42% perde giorni scolastici, un quinto non vede gli amici, una famiglia su cinque riduce le uscite e la vita di relazione. Il 10% dei bambini afferma di essere stato deriso o di aver subito episodi di bullismo a causa della malattia. Inoltre, nonostante una bassa percentuale (solo il 6%) dei genitori definisse ‘grave’ l'asma dei propri figli, ben un quarto dei piccoli (il 23%) ha dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso negli ultimi 12 mesi.
Otto genitori su dieci all’inizio dell’indagine invece si erano dichiarati ‘abbastanza’ o ‘molto preoccupati’ della condizione dei propri figli, ma alla fine solo il 38% restava su quella posizione. Ciò, secondo i ricercatori, indica una progressiva sottostima della condizione. “Quello che manca nella pratica clinica – scrive il coautore dello studio il professor Johannes Wildhaber, dell’ospedale pediatrico di Friburgo in Svizzera – è la comunicazione con i pazienti. Se vogliamo che i nostri piccoli malati abbiano un miglior controllo della malattia dobbiamo informarli meglio sulla loro condizione e del motivo per cui devono seguire attentamente le prescrizioni del loro medico”.
UNA DIAGNOSI DIFFICILE
“La diagnosi di asma però non è semplice, soprattutto nei bambini piccoli. I sintomi più frequenti della malattia – continua l’esperto – sono problemi e crisi respiratorie, tosse, soprattutto di notte, sibili, raffreddori di lunga durata, senso di oppressione al torace. Per diagnosticarla sono necessari test della funzionalità polmonare, come la spirometria, contribuiscono a effettuare una diagnosi corretta”. Ma anche quando viene diagnosticata bisogna ricordare che l’asma è una malattia cronica, per la quale non esiste oggi alcun trattamento risolutivo. Va curata ogni giorno: per periodi più o meno lunghi spesso è necessario assumere quotidianamente medicine per tenere sotto controllo la malattia. Esiste un trattamento farmacologico da somministrare in forme diverse: dallo spray alle pillole, ma la corretta terapia è necessariamente individuale e va concordata con il medico.
IMPARARE LA CURA GIOCANDO
Proprio perché è una malattia cronica, quando un bambino ne è affetto è meglio se questo impari a curarsi giocando. “Può essere utile che i bambini affetti da asma imparino a gestire la propria malattia. Educarli a questo, però, non è sempre facile. In alcuni ospedali e centri pediatrici si è pensato di ricorrere ai giochi. Spray, aerosol e strumenti medici diventano oggetti amici”. In questo modo il piccolo familiarizza con gli i prodotti per la cura della malattia, e così crescendo si abitua a considerarli come amici dell’infanzia.
da katawebsalute
Torna su
Gli alimenti che possono causare reazioni allergiche
Come è riportato sul sito della U.S. FOOD AND DRUG ADMINISTRATION
www.cfsan.fda.gov/~dms/ffalrgn.html,
mentre più di 160 alimenti possono causare reazioni allergiche, il 90%
di queste reazioni sono dovute a otto alimenti in particolare e ai loro
derivati:
LATTE
UOVA
PESCE
CROSTACEI
NOCI
ARACHIDI
FRUMENTO
SOIA
Un elenco aggiornato degli allergeni alimentari si può trovare sul sito www.allergen.org/Allergen.aspx
Secondo una recente ricerca del Ministero dello Sviluppo Economico,
Dipartimento per le Politiche di Sviluppo e di Coesione: “Negli ultimi
decenni l’utilizzo di sostanze particolari negli alimenti, quali
conservanti, coloranti, antiossidanti, rinforzanti del sapore, allo
scopo di migliorarne il gusto, l'aspetto e la conservazione, è stato
tra le cause di allergie e intolleranze alimentari. Possono, inoltre,
generare intolleranze alimentari l’utilizzo di insetticidi, diserbanti,
fitofarmaci nella produzione agricola.”
Dalla relazione conclusiva su “Indagine allergeni 2006” del Movimento
Consumatori, risulta che “ Le allergie e le intolleranze alimentari
sono in costante aumento e colpiscono un numero elevato di persone.
Circa il 2-2,5% della popolazione ne è soggetta, ma quello che più
inquieta è che questa percentuale raddoppia o triplica per i bambini
sotto i tre anni.”
www.movimentoconsumatori.it/
L’allergia è un tipo di reazione immunitaria contro sostanze
normalmente presenti nell’ambiente (allergeni) che non sono nocivi per
la maggior parte della popolazione, ma sono in grado di provocare
sintomi più o meno gravi in persone predisposte, quindi sono legate ad
una condizione genetica dell’individuo e vengono attivate da una
risposta immunologica specifica più o meno intensa.
Le allergie inalanti sono legate alla presenza dell’allergene
nell’ambiente esterno o domestico, per questo spesso riconoscono una
recrudescenza stagionale, mentre le allergie alimentari si possono
manifestare con l’introduzione dell’alimento specifico, per esempio
l’uovo o con prodotti assolutamente diversi ma che presentano
reattività crociate con lo stesso, come la mela.
I sintomi allergici possono essere controllati o ridotti con specifiche
azioni di prevenzione ambientale, con diete di eliminazione e possono
essere curati con farmaci di diversa natura (sintomatologici, vaccini)
fino alla risoluzione totale della malattia.
L’intolleranza è una condizione legata ad un deficit parziale di enzimi
specifici per l’assorbimento di alcune sostanze. Si manifesta con
sintomi per lo più di natura gastrointestinale o legati al
malassorbimento. Può essere congenita (celiachia) o acquisita (sindromi
post-gastroenteriche), nel primo caso persisterà per tutta la vita
anche se con penetranza differenziata, nel secondo il decorso è
estremamente variabile, da poche settimane ad alcuni mesi, ma sempre
reversibile.
Non riconosce stagionalità e si manifesta ogniqualvolta introduciamo
la sostanza in questione, anche se in alcuni casi i sintomi possono
essere dose-dipendente.
L’unica terapia possibile è l’eliminazione totale o parziale, a seconda
dei casi, della sostanza in questione. Quindi riconosce un meccanismo
immunologico, sintomatologico, terapeutico ed infine prognostico
completamente diverso rispetto all’allergia.
Per saperne di più vedi sull’interessante sito dell’INRAN, Istituto
Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, alla pagina www.inran.it/servizi_cittadino/stare_bene/reazioni
Sullo stesso sito potrai trovare una Banca Dati di composizione di innumerevoli alimenti.
Torna su
ALTRI SITI UTILI:
Sito dell’Associazione Italiana Allergie Alimentari, fondata da un gruppo di genitori di bambini allergici, che conoscono bene i rischi, le complicazioni, i risvolti psicologici legati a questa problematica. Consigli utili e alcune ricette.
Il portale è sulle allergie e l'asma in generale, ma ha un interessante settore dedicato espressamente ai bambini, le prime vittime delle malattie respiratorie ed allergiche. Troverete anche un importante elenco degli alimenti - pappe, omogeneizzati, creme di cereali - che contengono proteine dell’uovo e del latte in maniera occulta.
Sito che si avvale della consulenza scientifica della Società Italiana di Immunologia Clinica ed Allergologia. Descritte le varie forme allergiche, respiratorie, alimentari o da contatto, i sintomi, le cause più probabili. Interessante la sezione dei test per scoprire se si è un soggetto a rischio, quali alimenti evitare o assumere con cautela.

Il portale dell’AIA, Associazione Italiana di Aerobiologia, fondata a Bologna nel 1985 da un gruppo di ricercatori al fine di promuovere l’interesse scientifico ed applicativo nel campo dell’aerobiologia. Molte informazioni utili, il calendario dei pollini e un bollettino settimanale sui livelli di concentrazione.
Uno specialista in allergologia ed immunologia clinica risponde alle domande dei visitatori del sito.
Tra gli argomenti trattati: allergie respiratorie, alimentari, della pelle, agli insetti, shock anafilattico. Una sezione sull’asma e su come organizzarsi per combatterla a scuola.
Sito della Federazione italiana delle Associazioni di sostegno ai malati allergici ed asmatici. Informazioni utili e consigli per la prevenzione, l’elenco delle prestazioni sanitarie erogabili in regime d'esenzione dal Servizio Sanitario Nazionale con la guida all'esenzione dal ticket, un glossario di base, rassegna stampa e newsletter.
Portale dell'Associazione Italiana Celiachia, fondamentale per chi è intollerante al glutine.
Tutte le ultime novità in materia, un forum, molte ricette, consigli, norme, leggi e una guida agli esercizi con alimenti senza glutine, oltre al prontuario gratuito degli alimenti.
Torna su
19 giugno
Da conigli nani a kiwi, nuove minacce per baby-allergici italiani
Animali stravaganti come compagni di giochi, frutta esotica e piante 'importate' da Paesi lontani. Si allunga la lista nera delle allergie che colpiscono i bambini italiani. Nuove minacce in ascesa, avvertono gli esperti, allarmati da un'escalation che ha portato il numero di piccoli con allergie respiratorie dal 5% registrato negli anni '80 all'attuale 25-30% nei Paesi sviluppati. Un boom spinto anche dall'importazione di nuovi alimenti, animali e piante.
A fare il punto su questo "risvolto della globalizzazione" è Alessandro Fiocchi, direttore dell'Unità operativa di pediatria nell'ospedale Macedonio Melloni di Milano. Tra i bimbi italiani, spiega "si è registrata una continua ascesa delle allergie a criceti, cavie e conigli nani, praticamente da quando questi animali sono diventati domestici". Sul banco degli imputati, insieme ai nuovi animali da compagnia dei bimbi italiani, sale anche la frutta 'straniera'.
In prima fila c'è una ormai vecchia conoscenza delle tavole tricolore, il kiwi. I primi casi in Europa sono stati registrati negli anni '80, in concomitanza con la sua diffusione nel vecchio continente, ma tra i bambini questa allergia si è manifestata negli anni '90. "E oggi - osserva Fiocchi - continuano le diagnosi, soprattutto perché questo alimento viene spesso introdotto troppo presto nello svezzamento. Un po' come succede con il sesamo in Israele". Fra le 'new entry' in Italia si fanno largo le prime allergie ai frutti tropicali come il licis o l'avocado. Persino l'anacardo, prodotto molto usato nei ristoranti cinesi, e l'insospettabile cavallo: il suo pelo si rivela un nemico per i bambini che vivono in città e che non ne hanno mai incontrato uno, con rischio di incorrere in gravi crisi d'asma.
Risultato: boom di nuove allergie e maxi diffusione di asma, che è al 10% in Italia, ma supera il 30% tra i dodicenni di Paesi come l'Australia, il Canada e la vicina Svizzera. Delle nuove minacce per i baby-allergici si parlerà anche durante il Meeting di Allergologia pediatrica, in programma dal 4 al 6 febbraio 2010 a Milano. In quell'occasione gli esperti si confronteranno anche su un'altra fonte di preoccupazione: le 'superallergie', cioè le allergie che si aggregano.
Un nemico tira l'altro, spiegano gli specialisti: e così chi è allergico ai pollini degli alberi sviluppa allergie alla frutta e alla verdura, chi è allergico al latte sviluppa allergie ai peli di animali. Con rischi moltiplicati per la salute.
da adnkronos
Torna su
7 giugno 2009
Allergia da nichel nei telefonini: diecimila italiani colpiti da dermatite
L'Unione europea impone limiti sulla presenza del metallo
nella bigiotteria ma non per i telefoni cellulari
Roma - Sono ormai oltre 10 mila gli italiani che soffrono di dermatite da telefono cellulare, scatenato dal nichel o, meno spesso, dal cromo nelle parti metalliche del telefonino a contatto con la pelle di viso e orecchio. Metalli presenti, secondo uno studio americano, in almeno la metà dei telefonino. Nonostante esistano norme europee che ne regolano le quantità massime in alcuni prodotti, come la bigiotteria, questo non avviene per i cellulari che restano a contatto con la pelle molto tempo durante la giornata.
Più colpiti, infatti, proprio i giovanissimi che li usano per più di un'ora e mezza al giorno. Il dato sarà presentato all'84esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST), che si terrà a Firenze la prossima settimana. «Sono sempre più numerosi i casi di pazienti che arrivano dal dermatologo con una dermatite localizzata intorno all'orecchio e sull'orecchio stesso - rivela Torello Lotti, presidente del Congresso e neoeletto presidente dell'International Society of Dermatology - e i segni sono quelli di una dermatite da contatto classica: arrossamento, prurito, vescicole. E la zona, molto circoscritta, aiuta a sospettare subito del cellulare».
La causa è la presenza di nichel o, in forma minore, dal cromo nelle parti metalliche del telefonino a contatto con la pelle di viso e orecchio. Praticamente tutti i casi si registrano infatti in soggetti allergici a uno di questi metalli, che secondo le stime più recenti, non sono tollerati da circa il 20 per cento della popolazione.
E i due metalli sono spesso impiegati nei cellulari: secondo un'indagine recente condotta da un gruppo di ricercatori della Brown University del Rhode Island, negli Stati Uniti, un telefonino su due contiene nichel nel metallo attorno allo schermo, nella tastiera, nel logo. «Le normative della Comunità Europea impongono limiti ai contenuti di nichel in alcuni prodotti, ad esempio la bigiotteria, ma non esistono regole specifiche per i telefoni cellulari - prosegue Annarosa Virgili, direttrice della Clinica Dermatologica dell'Ospedale Universitario Sant'Anna di Ferrara - ma purtroppo è molto difficile, quando si acquista un telefonino, sapere se contiene nichel o cromo: meglio comunque, soprattutto se già è stata diagnosticata un'allergia da contatto, preferire cellulari che abbiano le parti esterne in plastica. In ogni caso si può fare un piccolo test per la presenza di nichel: in commercio sono disponibili semplici kit che consentono di rilevare la presenza del metallo. E se il telefonino dei desideri è a rischio e proprio non se ne può fare a meno, è meglio rivestirlo con una copertura protettiva in plastica o tessuto».
Per ridurre il rischio la soluzione è semplice: diminuire l'uso del cellulare e magari utilizzare gli auricolari, che generalmente non danno problemi di allergia. Una volta che la dermatite si è manifestata, bisogna intervenire con i classici farmaci impiegati in caso di allergie cutanee, come creme a base di antistaminici o cortisonici.
da ilmessaggero.it
Torna su
25 maggio 2009
Allergico al latte 2,5% dei bimbi, da Milano linee guida mondiali
Milano (Adnkronos Salute) - Era il male dei Paesi sviluppati, un fenomeno legato a doppio filo al reddito pro-capite: più una nazione è ricca, più i suoi piccoli sono allergici. Ma oggi sta diventando una patologia 'globalizzata'. Le allergie non sono più prerogativa dell'Occidente. Soprattutto quella al latte oggi colpisce fino al 2,5% dei bambini, non solo in Europa. Alle statistiche dei Paesi industrializzati si allineano anche l'Estremo Oriente (Cina in testa), l'Africa e tutta l'area del Maghreb, il Medio Oriente e il Sud America. Un fenomeno che sta allarmando i pediatri di tutto il mondo e, soprattutto, la World allergy organization che ha deciso di riunirsi per affrontare il problema. Obiettivo: fissare linee guida mondiali per un trattamento dell'allergia al latte che raggiunga lo stesso livello di efficacia in tutto il mondo. Il documento è per ora soltanto una bozza. La versione definitiva sarà varata ufficialmente nel febbraio 2010 a Milano, in occasione del Meeting internazionale di allergologia pediatrica. A dare le prime anticipazioni, oggi durante un incontro nel capoluogo lombardo, un team di esperti guidato da Giorgio Walter Canonica, presidente della World allergy organization e Alessandro Fiocchi, direttore dell'Unità operativa di pediatria nella clinica Macedonio Melloni di Milano, che ha coordinato la stesura del documento. Oggi la salute dei neonati non è adeguatamente tutelata, riflettono i due specialisti. Nel mondo, osserva Canonica, "l'iter diagnostico e i trattamenti terapeutici sono diversi e spesso insufficienti o errati". Il problema è che sul trattamento di questa allergia regna ancora la confusione, aggiunge Fiocchi: "In Italia sono pochi i centri che seguono l'iter diagnostico completo e l'esecuzione dei test non rispetta uno standard univoco. Per contro negli Stati Uniti ci sono bambini che vengono trattati per anni senza però aver mai ricevuto una diagnosi precisa". Si stima che un 5-7% di bimbi venga nutrito con latte speciale. "Un dato - commenta Fiocchi - che, confrontato con l'incidenza dell'allergia, appare esagerato. Notevoli differenze, prosegue, ci sono anche per quanto riguarda l'impiego dei sostituti del latte vaccino. "Negli Usa utilizziamo il latte di soia – chiarisce Sami L. Bahna, presidente eletto dell'American College of Allergy, Asthma Immunology – in Europa invece si usano di più gli idrolisati di latte, in Italia l'idrolisato di riso e in Arabia il latte di cammella". Differenze da non sottovalutare: "Se il bambino allergico al latte non ha un'alternativa valida e sicura, può andare incontro a gravi carenze nutrizionali", avverte l'esperto. L'allergia al latte, spiega Carlos E. Baena-Cagnani, allergologo dell'Università Cattolica di Córdoba (Argentina), "è particolarmente pericolosa in Paesi dove l'accesso ai suoi sostituti è meno facile, come l'America Latina e può ancora capitare di vedere casi di 'diarrea intrattabile' in cui la malattia non viene identificata per anni". Oggi, conclude Fiocchi, "sappiamo che la maggior parte dei bambini guarisce dall'allergia al latte, ma chi ci riesce prima ha un minor rischio di sviluppare asma. Questo è un aspetto di cui nelle linee guida si tiene conto. Per esempio sottolineando che l'allergia alle proteine del latte non deve essere sospettata solo davanti a reazioni gravi, ma anche quando un bambino ha diarrea frequente, eczema, scarsa crescita, asma persistente"
Torna su
|
|