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OBESITÅ INFANTILE




Il pianeta è obeso, si salva solo l'Asia
. Sovrappeso 1,5 miliardi di persone

Obesità e pressione nei bambini

GB: nasce primo club per bimbi grassi

Obesità infantile: un fattore di rischio anche per il reflusso gastroesofageo

Obesità: può essere diagnosticata già a 6 mesi d'età

Attenzione ai bimbi obesi, il punto critico a 2 anni

L'obesità aumenta dell'82% 
il rischio di malattie cardiovascolari

Il latte mantiene i bambini magri

Flora batterica e obesità

Cereali sotto accusa: ingrassano più delle ciambelle

Obesità: in Italia vera e propria emergenza

Obesity Day:  sabato 10 ottobre  visite gratis in ospedale

Obesita' giovanile causa diabete

L'obesità si eredita da genitori dello stesso sesso

7 genitori su 10 negano chili di troppo nei figli

Il  52% dei bimbi di Milano e provincia ha problemi di peso

I bambini che saltano la colazione rischiano di diventare obesi

Martini, per i bambini il rischio e' piu' grave

Obesita': studio IAS, 14% giovani con pressione alta

Rischio cardiovascolare precoce. Giovani obesi, a rischio le arterie del collo

Obesita': a rischio piu' di 1 bambino italiano su 3

Obesità infantile. Parte il progetto europeo PERISCOPE

Anche questo può servire a combattere l'obesità infantile. Sai cos'è il PIEDIBUS?

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26 agosto 2011
Il pianeta è obeso, si salva solo l'Asia
. Sovrappeso 1,5 miliardi di persone

La rivista Lancet dedica il numero all'allarme obesità. Il problema è diffuso oggi soprattutto tra i più poveri, a causa del cibo spazzatura. In Europa l'Olanda è un'isola felice. I più pesanti in assoluto in Oceania: sono gli abitanti di Nauru, Tonga e Cook 
C'è solo qualche isola felice in Asia: Cina e Giappone soprattutto. Per il resto il pianeta è "tondo", con un miliardo e mezzo di adulti in sovrappeso e un altro mezzo miliardo di obesi. In Europa ci sono pochissime eccezioni, come l'Olanda, che si salva grazie all'abitudine di andare in bicicletta. E non va meglio tra i più piccoli: sono 170 milioni i bambini obesi e in sovrappeso.

I dati arrivano dalla rivista Lancet che questa settimana dedica uno speciale alla pandemia di obesità che appesantisce la Terra. A differenza del passato, il problema è diffuso in particolare tra i poveri, che non hanno abbastanza denaro per diete sane e sono spesso costretti a nutrirsi di cibo spazzatura.

E' soprattutto nel mondo femminile che si nota una differenza tra un Paese e l'altro. In Giappone e Cina, solo una donna adulta su 20 è obesa contro una su dieci in Olanda, una su quattro in Gran Bretagna e Australia, una su tre in negli Stati Uniti. I più pesanti in assoluto sono gli abitanti delle isolette di Nauru, Tonga e Cook in Oceania (da cui non a caso provengono molti lottatori di sumo): a Tonga sono sette su dieci le donne obese.

Eppure, basterebbe poco per invertire la tendenza. Secondo uno degli esperti sentiti da Lancet - Kevin Hall del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases - tagliare dall'alimentazione quotidiana 250 calorie ogni giorno farebbe perdere 13 chili in tre anni. La maggior parte entro il primo anno. E in fondo si tratterebbe solo di rinunciare ogni giorno all'equivalente di uno snack al cioccolato.

In Italia, stando ai dati dell'ultimo Rapporto Osservasalute, più di un terzo della popolazione adulta (35,5%) è in sovrappeso, mentre quasi una persona su dieci è obesa; in totale, il 45,4% della popolazione adulta ha un peso fuori norma. Per quanto riguarda i bambini, la quota complessiva di quelli grassi è il 34%. Tra gli otto e i nove anni hanno problemi di sovrappeso e obesità rispettivamente il 22,9% e l'11,1% dei bambini.
da www.repubblica.it

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16 ottobre 2010
Obesità e pressione nei bambini

Lievi variazioni nel peso possono fare una grande differenza nei valori di pressione arteriosa nei bambini sovrappeso se confrontati con i soggetti normopeso.
Questa conclusione viene da una ricerca sulla possibile correlazione tra pressione arteriosa, altezza e peso di un gruppo di 113 bambini con follow up durati fino a 10 anni. I bambini con indice di massa corporea nell'85-esimo percentile di indice di massa corporea (BMI), sono definiti sovrappeso.
“Al di sotto di tale limite la relazione tra BMI e pressione arteriosa appare pressoché lineare”; ha spiegato Wanzhu Tu, coautore dello studio pubblicato su Hypertension, organo ufficiale dell'American Heart Association. “Al di sopra, e in particolare nel 90-esimo percentile, l'effetto del BMI diventa notevolmente più forte.”
L'analisi indica infatti che l'effetto della pressione sistolica dei ragazzi in sovrappeso è 4,6 volte maggiore di quello relativo ai soggetti normopeso, e si osserva un andamento analogo per la pressione diastolica (com'è noto, la pressione sanguigna sistolica è una misura della forza del sangue pompato dal cuore verso le arterie quando il cuore è in fase di contrazione - la pressione “massima”- mentre quella diastolica la misura quando il cuore è in fase di rilassamento, la pressione “minima”).
“Questi risultati sull'effetto del BMI sulla pressione suggeriscono che anche una modesta riduzione della massa corporea possa produrre un notevole beneficio in termini di pressione nei mambini obesi”, ha concluso Tu. “Per contro, un piccolo incremento nel BMI potrebbe esporre a un maggior rischio di ipertensione”. (fc) da lescienze.espresso.repubblica.it

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18 Luglio 2010
GB: nasce primo club per bimbi grassi

(ANSA) - A Doncaster, nota come la città più grassa del Regno Unito, e' nato il primo club per piccoli obesi: limite di età, quattro anni. A Doncaster l'11% della popolazione e' obesa e 92 mln di sterline del bilancio municipale sono spese per affrontare le questioni di salute legati al problema. I piccoli e i genitori partecipano a un incontro una volta a settimana per 12 settimane con l'obiettivo di imparare a mangiar sano, poi i bambini vengono seguiti per altri 3 mesi via telefono ed e-mail.

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12 luglio 2010
Obesità infantile: un fattore di rischio anche per il reflusso gestroesofageo

La compresenza di diverse condizioni patologiche dev'essere affrontata dai medici curanti soprattutto tenendo in considerazione le possibili complicazione in età adulta.

Sembra che per i bambini e gli adolescenti affetti da obesità debbano presentarsi molte delle patologie concomitanti che sono state evidenziate dagli studi sugli adulti nella stessa condizione: secondo i ricercatori del Kaiser Permanente Southern California i bambini estremamente obesi hanno un rischio d’insorgenza di reflusso gastroesofageo aumentato del 40 per cento, mentre per quelli moderatamente obesi l'aumento è del 30 per cento.

L’ampio studio di popolazione, i cui risultati sono apparsi sulla rivista International Journal of Pediatric Obesity, si è svolto in base all’analisi di dati sanitari in forma elettronica relativi a più di 690.000 bambini di età compresa tra 2 e 19 anni che hanno partecipato, tra il 2007 e il 2008 al "Piano integrato per la salute" dello stesso Kaiser Permanente.

Il reflusso gastroesofageo è un disturbo cronico dovuto alla fuoriuscita del contenuto dello stomaco verso l’esofago. Quando gli espisodi di reflusso sono ripetuti, gli acidi gastrici possono determinare un’infiammazione dei tessuti dell’esofago e della laringe, oltre a un aumento di tosse e asma.

Le stesse lesioni tissutali possono, all’estremo, predisporre all’insorgenza di forme tumorali a carico dell’esofago. Si prevede che questo tipo di neoplasia possa aumentare nei prossimi due decenni, in controtendenza rispetto alla prevalenza di molti altri tumori che stanno seppur lievemente diminuendo. Uno dei fattori causali di questo fenomeno, a detta dei ricercatori, è proprio la correlazione con l’obesità, un problema che sta diventando epidemico in molte nazioni del mondo.

"L’obesità infantile, soprattutto quella grave, si accompagna a serie conseguenze per la salute del soggetto, quali diabete, patologie cardiovascolari e tumori. Il nostro studio ha mostrato una correlazione anche con un aumentato rischio di reflusso gastroesofageo”, ha commentato Corinna Koebnickche ha partecipato allo studio. “Ciò significa che questi piccoli soggetti devono essere seguiti, oltre che per la perdita di peso, anche per trattare i sintomi di reflusso gastroesofageo, al fine di evitare che persistano nel tempo e portino a ulteriori complicazioni sanitarie nell’età adulta”. (fc) da www.lescienze.it

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7 aprile 2010  
Analizzate le cartelle di bambini visitati in un ospedale Usa
Obesità: può essere diagnosticata già a 6 mesi d'età

(AGI) - Washington - L'obesità può essere diagnosticata nei bambini già a sei mesi di vita. Lo afferma uno studio dell'Università del Texas pubblicato dalla rivista Journal of Pediatrics. Analizzando le cartelle cliniche dei bambini visitati nella clinica dell'ospedale, i ricercatori hanno trovato che circa il 16 per cento di quelli di sei mesi poteva già rientrare nella definizione di 'obesi' per il loro rapporto peso-altezza. Gli stessi bimbi trovati in forte sovrappeso a 6 mesi avevano una probabilità di esserlo a due anni molto più alta degli altri. Secondo lo studio, solo raramente i medici che hanno effettuato le visite hanno notato questo problema, anche nei casi più evidenti. "Fino a poco tempo fa i pediatri non si sono mai concentrati sull'obesità infantile - ha affermato David McCormick, coordinatore della ricerca - e solo adesso ce ne stiamo occupando. Quello che speriamo e' che medici e genitori prendano sul serio questi allarmi, e inizino a tenere sotto controllo il peso dei bambini già dall'inizio della loro vita, quando e' molto più facile correggere le anomalie".

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13 febbraio 2010
Attenzione ai bimbi obesi, il punto critico a 2 anni
(AGI) - Londra - Chi vuole evitare ai figli una vita di battaglie con la bilancia deve allertarsi gia' quando sono piccolissimi: secondo un gruppo di ricercatori statunitensi, il 'punto critico' a partire dal quale un bimbo si avvia sulla strada dell'obesita' e' spesso ancora prima dei due anni. Uno studio, che ha preso in esame oltre 100 bambini e adolescenti obesi, ha rivelato che piu' della meta' erano sovrappeso gia' a 24 mesi; il 90 per cento a cinque anni; un quarto di loro, addirittura prima dei cinque mesi; e tutti erano sovrappeso o obesi all'eta' di 10. Lo studio, pubblicato in Clinical Pediatrics, sottolinea che, per quanto ancora non siano ben chiare le cause dell'obesita' in eta' infantile, fattori come la pessima alimentazione, l'introduzione precoce di cibi solidi e lo scarsa attivita' fisica sono fattori scatenanti. Non solo: i gusti alimentari si definiscono intorno ai due anni, per cui cambiare le abitudine in eta' piu' avanzata puo' risultare complicato. Secondo John Harrington, professore all'Eastern Virginia Medical School che ha guidato la ricerca, lo studio dovrebbe suonare "un campanello d'allarme per i medici". "Troppo spesso i medici attendono fino quando non sono nate complicazioni: convincere genitori e bambini a cambiare abitudini gia' radicate costituisce una sfida monumentale densa di ostacoli e delusioni. Lo studio dimostra che dobbiamo discutere dei comportamenti appropriati molto precocemente nella vita di un bambino per ottenere cambiamenti significativi nel trend attuale verso l'obesita'".

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23 dicembre 2009
L'obesità aumenta dell'82% 
il rischio di malattie cardiovascolari
Essere in sovrappeso è molto più pericoloso di quanto si pensasse fino ad ora

Londra - Essere in sovrappeso è molto più pericoloso di quanto normalmente si pensi: aumenta incredibilmente il rischio di decesso per malattie cardiovascolari. A scoprirlo è una nuova ricerca pubblicata sulla rivista British Medical Journal e mirata a correggere e ad aggiornare le statistiche prodotte da altri studi precedenti.
LO STUDIO - A condurre lo studio, effettuato su oltre un milione di coppie di padri e figli, sono stati i ricercatori del Karolinska Institute in Stoccolma, Svezia. «Essere sovrappeso o obesi aumenta il rischio di morire per malattie e insufficienze cardiovascolari dell'82 per cento», hanno spiegato i ricercatori. «Si tratta di rischio superiore a quello che altri studi hanno rivelato prima», hanno aggiunto. I ricercatori hanno studiato il collegamento tra l'indice di massa corporea e il rischio di decesso, prendendo le misure dai figli e confrontandole con la salute dei loro genitori. «L'indice di massa corporea dei figli è strettamente collegato a quello dei genitori, e ci permette di confrontare le informazioni ignorando eventuali altre influenze che possono falsare i risultati», hanno spiegato i ricercatori. «Alcune malattie, come ad esempio il cancro, fanno perdere peso. Se un genitore ne soffre non riusciamo a capire se l'obesità è stata una causa di problemi cardiovascolari. Con questo sistema, invece, ignoriamo condizioni simili, collegando la causa del decesso dei genitori direttamente all'indice di massa corporea dei figli», hanno concluso i ricercatori.
da www.corriere.it

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3 dicembre 2009
Il latte mantiene i bambini magri
Quelli che lo bevono, soprattutto se intero, sono in media più snelli dei loro coetanei che non ne consumano

Milano - Quattro chili in meno. Di tanto sono più magri i bimbi di 8 anni che bevono latte intero abitualmente rispetto ai loro coetanei che non ne bevono affatto o solo raramente: è la conclusione di alcuni ricercatori della Sahlgrenska Academy dell'Università di Goteborg, in Svezia.
BAMBINI – Gli studiosi hanno esaminato 120 bimbi di 8 anni per valutarne l'alimentazione, la composizione corporea e anche il livello di mineralizzazione ossea: i test prevedevano analisi del sangue, esami morfologici e questionari attraverso cui ai piccoli è stato chiesto quali cibi mangiassero più spesso e la dieta di una giornata-tipo. Primo risultato evidente, la correlazione fra il consumo di latte e il peso corporeo: chi ne beveva ogni giorno pesava in media 4 chili di meno. Mica poco per piccoli che in media non arrivano a pesare 30 chili. «Il motivo però non lo sappiamo – ammette Susanne Eriksson, la responsabile dello studio –. Può darsi che i bimbi che bevono molto latte intero associno a questo il consumo di cibi più sani in generale, come frutta o verdura; o magari gli altri, che non fanno uso di latte, tendono a bere di frequente bevande zuccherate al posto del latte». Postilla: va bene anche il latte scremato o parzialmente scremato, stando ai risultati degli svedesi: l'importante insomma è bere latte abitualmente, a colazione o durante la giornata. Il contenuto di grassi nel latte più «virtuoso» pare essere il 3 per cento: quando i grassi si aggirano attorno a questa cifra, il rischio di sovrappeso è minore.
VITAMINA D – La Eriksson sottolinea di aver analizzato i bambini a 4 e 8 anni, per scoprire che la dieta non variava molto con il passare degli anni: «Evidentemente le abitudini alimentari si instaurano molto presto, fin da piccolissimi: poi è molto più difficile cambiarle», considera la ricercatrice. È bene quindi far abituare i bambini a bere latte, perché aiuta a mantenere il peso forma e anche perché, come si sa, fa bene alle ossa. Gli svedesi, tra l'altro, hanno verificato che il 62 per cento dei piccoli esaminati non aveva abbastanza vitamina D nel sangue. Si può obiettare che in Scandinavia si vede poco il sole, che aiuta a sintetizzare questa vitamina in quantità; di sicuro però anche la dieta serve, attraverso il consumo regolare di latte e latticini e di pesci ricchi di grassi polinsaturi come il salmone o lo sgombro. «I bimbi dovrebbero mangiarne almeno una volta alla settimana. A patto che si tratti di pesce cotto in maniera salutare, ad esempio al vapore o al forno, e non fritto», conclude la Eriksson.
Elena Meli
da www.corrieredellasera.it

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14 novembre 2009
Flora batterica e obesità

Il valore nutritivo degli alimenti dipende anche dalla composizione della popolazione batterica dell'intestino. Quella sbagliata favorisce l'obesità anche con una buona dieta
Passando da una dieta prevalentemente vegetale e povera di grassi a una ricca di grassi e zuccheri, la flora batterica intestinale cambia drasticamente già nel giro di 24 ore, con la proliferazione di microrgansmi che facilitano l'assimilazione di queste sostanze e favoriscono l'insorgenza dell'obesità.
E' questo il risultato di uno studio condotto presso la Washington University School of Medicine a St. Louis e pubblicato sulla rivista "Science Translational Medicine".
Precedenti ricerche avevano indotto Jeffrey I. Gordon, che ha diretto questo studio, a stabilire un nesso fra l'obesità e le migliaia di miliardi di microrganismi che vivono nell'intestino e concorrono alla digestione e all'assimilazione degli alimenti, tanto da ipotizzare che il loro valore nutritivo e calorico non sia assoluto, ma dipenda almeno in parte dalla specifica composizione della popolazione batterica dell'intestino.
"Mettere a fuoco ciò che scatena malnutrizione e obesità nell'uomo è difficile a causa dei numerosi fattori - genetici, culturali e ambientali, come la dieta - che è difficile controllare", dice Gordon. "Ricreando l'ecosistema dell'intestino umano nei topi siamo riusciti a controllare queste variabili ottenendo informazioni che ci permetteranno di sviluppare ipotesi da testare nell'uomo."
Dopo aver creato questi topi dall'ecosistema intestinale umano, i ricercatori li hanno sottoposti a differenti tipi di diete, e in particolare a una dieta vegetale e povera di grassi e una di tipo "occidentale" ricca di grassi e zuccheri, constatando rapide variazioni quando si passa dall'una all'altra.
"Siamo stati sorpresi dall'osservare il rapido cambiamento nelle comunità microbiche dei topi con dieta ad alto contenuto di grassi e/o di carboidrati. Valutando in 4-6 ore il tempo necessario ai batteri per muoversi in tutto l'intestino, ciò significa che l'inizio del cambiamento nella popolazione batterica è avvenuto 18-20 ore dopo l'esposizione alla dieta occidentale", ha osservato Peter Turnbaugh, che ha preso parte allo studio.
Rispetto ai topi di controllo quelli che passavano a una dieta occidentale hanno mostrato una ampia proliferazione di batteri intestinali delle classi Erysipielotrichi e Bacilli, appartenenti entrambi al phylum dei Firmicutes, a danno delle popolazioni di microrganismi del phylum dei Bacteroidetes, un cambiamento che precedenti studi di Gordon avevano mostrato essere correlato all'obesità.
A riprova delle conclusioni dello studio, trapiantando le comunità dei Firmicutes nell'intestino dei topi a dieta vegetale e povera di grassi, anche questi acquistavano rapidamente peso anche se non veniva modificata la dieta.  (gg)
da lescienze.espresso.repubblica.it

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26 ottobre 2009
Cereali sotto accusa: ingrassano più delle ciambelle

Più salati delle patatine o con più zucchero di una merendina. Alcuni cereali per la prima colazione destinati ai bambini si trovano sotto accusa per il loro contenuto nutrizionale. Mangiare una ciambella, agli occhi di mamma e papà di gran lunga più grassa, non farebbe alcuna differenza stando a uno studio realizzato da ricercatori della Yale University. Nella 'lista nera’ destinata a far saltare dalla sedia i genitori più attenti alla linea della prole, i Frosties della Kellogg's, con 11,1 grammi di zuccheri ogni 30 grammi di prodotto, l'equivalente di appena tre cucchiai per una piccola tazza di latte. Mentre per la stessa quantità di cereali, i Cookie Crisp della Nestle contano ben 10.59 grammi di zuccheri. Più o meno stesso discorso per gli Honey Cherrios, i Sugar Puffs, i Coco Pops e gli Honey Loops. Una ciambella, la leccornia amatissima da Homer Simpson, contiene 8,6 grammi di zuccheri: a sorpresa, dunque, risulta più leggera dei cereali sotto accusa, scelti da mamma e papà anche per tenere a freno l'ago della bilancia. Secondo molti addetti ai lavori, alimenti apparentemente sani starebbero contribuendo all'epidemia di obesità e chili di troppo che divampa anche tra i piccoli. Se il trend non verrà fermato, due terzi dei giovanissimi nel 2050 saranno 'over-size’ o in sovrappeso.
da www.libero.it

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9 ottobre 2009
Obesità: in Italia vera e propria emergenza

(AGI) - Roma - E' sempre piu' allarmante la situazione dell'obesita' in Italia, che assume ormai i contorni di una vera e propria epidemia. Secondo i dati raccolti nel 2008 dalle Asl che partecipano al sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), nel nostro Paese tre adulti su dieci (32 per cento) sono in sovrappeso, mentre uno su dieci e' obeso. In tutto, il 42 per cento della popolazione tra 18 e 69 anni di eta' e' in eccesso ponderale. Si tratta di una condizione piu' frequente negli uomini, nelle persone meno istruite e in quelle che dichiarano di avere difficolta' economiche. E' un fenomeno che tende a crescere con l'aumentare dell'eta': superati i 50 anni, infatti, piu' di una persona su due pesa troppo. I dettagli dei dati raccolto ed elaborati da passi sono stati pubblicati sul sito di Epicentro. Se non si fara' nulla, la condizione dell'obesita' in Italia e' destinata a peggiorare: la sorveglianza in eta' infantile 'Okkio alla Salute' (sistema di monitoraggio finalizzato alla raccolta di informazioni sulle abitudini alimentari e l'attivita' fisica nei bambini di 6-10 anni) stima che i bambini tra i 6 e gli 11 anni con problemi di eccesso ponderale, in Italia, siano ben un milione e centomila. Il 12 per cento dei bambini risulta infatti obeso, mentre il 24 per cento e' in sovrappeso: piu' di un bambino su tre, quindi, ha un peso superiore a quello che dovrebbe avere per la sua eta'. Sebbene nessuna regione possa dirsi esente dal problema, le differenze sul territorio sono notevoli, con situazioni piu' gravi al Centro e soprattutto al Sud. Le informazioni del sistema Passi dimostrano che Campania, Sicilia, Basilicata, Abruzzo e Molise sono le Regioni con la maggior diffusione di sovrappeso e obesita' tra gli adulti. E' piuttosto evidente anche il gradiente Nord-Sud del fenomeno: si va dal 33 per cento di persone tra 18 e 69 anni sovrappeso o obese della Lombardia al 54 per cento della Basilicata. Praticamente sovrapponibile la fotografia scattata sul territorio da 'Okkio alla Salute' sui bambini di 8 e 9 anni: le regioni piu' colpite sono infatti Campania, Molise, Calabria, Sicilia e Basilicata.

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1 ottobre 2009
Obesity Day:  sabato 10 ottobre  visite gratis in ospedale

Ospedali aperti sabato 10 ottobre a tutti i cittadini: le porte delle Unità operative di Dietetica e nutrizione clinica e delle Unità di Nutrizione degli ospedali italiani saranno aperte per fornire consigli e informazioni gratuiti in occasione dell`edizione 2009 dell`Obesity Day - organizzato dall`Adi (Associazione Italiana Dietetica e Nutrizione clinica) in collaborazione con Nestlé - perché, come afferma lo slogan della campagna, "Ogni grande impresa inizia sempre con un primo passo". E l`Obesity Day, spiega il presidente dell`Adi Giuseppe Fatati, è l`occasione per fare il primo passo, "quello giusto".

I dati e l`informazione - Cinque milioni e mezzo di obesi, di cui mezzo milione di obesi gravi e un aumento del 25% degli obesi dal 1994 a oggi: sono questi i dati italiani. "La strategia per far dimagrire gli italiani è fallita - spiega Fatati - e l`Italia è sempre più grassa. Le liste d`attesa per la chirurgia dell`obesità arrivano a durare un anno e mezzo". I dati parlano di 3 persone su 10 che, una volta intrapreso un percorso di dieta, arrivano alla fine: l`altro 70%, invece, abbandona. E non si salvano neanche i soggetti a rischio vita: il 40% al sesto mese rinuncia. "Il problema riguarda l`informazione - continua Fatati - che risulta sempre corretta, ma superficiale. L`obesità non è solo un fatto estetico: è una patologia a tutti gli effetti e deve essere curata con l`aiuto di uno specialista". La dieta - che va comunque sempre concordata con il medico - e un sano stile di vita, infatti, a volte non bastano, soprattutto nei casi di obesità grave: "Ed è solo lo specialista che è in grado di stabilire come e quando vanno usati anche fibre, integratori e i giusti farmaci".

Il test della saliva - Diete più gustose e personalizzate è l`obiettivo del progetto pilota partito dall`Azienda Ospedaliera S.Maria di Terni, che consente di conoscere con esattezza i gusti del paziente: "Il soggetto viene invitato ad assaggiare quadratini di carta imbevuti di diverse sostanze che riproducono i sapori - spiega Fatati - e poi gli viene chiesto un giudizio. Poi la saliva viene analizzata geneticamente per identificare fenotipo e genotipo del gusto del paziente: in questo modo possiamo costruire una dieta sulle specifiche preferenze di quella persona".

Chirurgia, ultima spiaggia - Dovrebbe essere l`ultima spiaggia, e invece sono sempre di più le persone che chiedono di essere operate per risolvere chirurgicamente il problema del sovrappeso o dell`obesità. I numeri la dicono lunga: nel 1994 i centri che si occupavano di chirurgia bariatrica erano 9 in tutta Italia, a oggi se ne contano 91. "Il bisturi non deve essere considerato una scorciatoia, ma una possibilità in più per casi più complicati - spiega Maria Luisa Amerio, direttore Struttura complessa Dietetica e nutrizione clinica dell`ospedale Cardinal Massaia di Asti -. È come se al primo disturbo al cuore ci si rivolgesse al cardiochirurgo anziché al cardiologo. la corsa alla chirurgia che stiamo registrando è dovuta alla tanta voglia di apparire che domina la nostra società. E allora ci si affida alle esperienze di amici o al sentito dire".

Un questionario per saperne di più - Coinvolgerà circa 300 mila persone che verranno raggiunte per posta elettronica, ed è anche disponibile online all`indirizzo www.obesityday.org: la compilazione del questionario servirà per capire le abitudini degli italiani e per fornire adeguati consigli per migliorare le usanze alimentari e comportamentali.
di m.c. da ilsole24ore

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30 settembre 2009
Obesita' giovanile causa diabete
I giovani italiani sono quelli piu' in soprappeso in Europa

(ANSA) - Vienna - L'obesita' nei bambini e ragazzi puo' mandare 'in tilt' le difese del loro corpo e indurle a ribellarsi provocando malattie autoimmuni.
Prime tra tutte il diabete di tipo uno o insulino-dipendente.
Uno studio italiano, presentato al congresso dell'associazione europea per lo studio del diabete, ha svelato che i giovani con molti chili di troppo rischiano fino a 5 volte in piu' dei coetanei di ammalarsi di diabete insulino-dipendente. E l'Italia e' al 1/o posto in Europa per obesita' giovanile.

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13 luglio 2009
L'obesità si eredita da genitori dello stesso sesso

L'obesità passa da madre a figlia e da padre a figlio. Uno studio della scuola di medicina di Plymouth condotto su 226 famiglie ha dimostrato infatti che le madri obese hanno dieci volte in più la possibilità di avere figlie della stessa stazza. Tra padri e figli le possibilità sono moltiplicate per sei. Ma in entrambi i casi, i figli di sesso opposto non sono colpiti dalla malattia. I ricercatori pensano che il legame sia più comportamentale che genetico: le femmine copierebbero "per simpatia" il modello della madre e viceversa. Lo studio ha dimostrato anche che in otto casi su dieci gli obesi adulti non erano obesi da bambini. Non è detto, quindi, che un bambino magro sia al riparo dall'obesità, mentre è facile che un bambino sovrappeso rimanga tale anche da grande.
da libero-news

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8 maggio 2009
7 genitori su 10 negano chili di troppo nei figli

Roma (Adnkronos Salute) - Cosa vuoi che sia un po' di grasso in più durante l'infanzia?
La pensano così 7 genitori di bimbi in forte sovrappeso su 10, 'ciechi' di fronte al problema dell'obesità infantile. A rilevarlo sono stati gli esperti della Newcastle University (Gb), che hanno pesato e misurato 600 piccoli fra i 6 e gli 8 anni d'età, e intervistato le loro mamme e i loro papà.

Nel Regno Unito - riporta il 'Daily Mail' - quasi un terzo dei bambini pesa troppo rispetto alla sua altezza. Stime simili sono riscontrabili anche in Italia, dove il problema del grasso in eccesso fin dalla più tenera età sta diventando molto serio. Per sondare la consapevolezza del problema fra i genitori, gli studiosi britannici hanno chiesto ai volontari 'arruolati' per l'indagine se giudicassero il loro bimbo molto sottopeso, sottopeso, normale, sovrappeso o molto sovrappeso.

Quasi il 70% delle coppie con figli obesi o con molti chili di troppo ha risposto 'normale'. E, secondo gli esperti, si tratta di un elemento molto preoccupante. La battaglia all'obesità infantile parte infatti dalla capacità di madri e padri di valutare la forma dei loro figli e di prevenire o prendere provvedimenti contro i pericolosi chili di troppo. Che, col passare degli anni, potrebbero esporre il piccolo al rischio di diabete, malattie cardiovascolari e tumori.

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14 Aprile 2009
Il  52% dei bimbi di Milano e provincia ha problemi di peso

Milano - Il 52% dei bambini tra i 9 e i 10 anni che vivono a Milano e provincia, ha problemi di peso. Il dato emerge da un'indagine del Comitato provinciale di Milano del Coni condotta su circa 20mila bambini e presentata in occasione della 10' edizione della Danone Nations Cup, torneo di calcio riservato ai giovanissimi. "Il 41% dei bambini della nostra indagine sono risultati sovrappeso, divisi tra 9% obesi e 32% in 'semplice' sovrappeso. Di questi il 57% e' di sesso femminile" spiega Ettore Rizzi, coordinatore della ricerca. Ma c'e' anche chi ha il problema opposto: l'11% del campione, a prevalenza femminile, e' risultato sottopeso. (Agr)
da corriere.it

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27 marzo 2009
I bambini che saltano la colazione rischiano di diventare obesi
di Luigi Mondo e Stefania Del Principe
  
Sono sempre più numerosi i bambini che al mattino proprio non ne vogliono sapere di far colazione. Le scuse più gettonate sono la stanchezza, il non aver fame, l'essere impegnati in qualche attività o perché devono assolutamente guardare quel nuovo episodio del loro cartone o telefilm preferito. Ma, avvertono gli esperti, "I bambini che saltano la prima colazione hanno maggiori probabilità di diventare in sovrappeso, cosa che a lungo termine può portare allo sviluppo di problemi di salute cronici". È quanto affermato dalla dottoressa Christine Bennett della Bupa, un organismo sanitario che opera in Australia e Nuova Zelanda, per conto del quale ha condotto una ricerca.
Lo studio mostra che questa abitudine a saltare o limitare di molto la colazione "si traduce in difficoltà di apprendimento durante le ore scolastiche e in una riduzione e scarsa attenzione per le scelte alimentari durante il resto della giornata" ha aggiunto Bennet. In più, questi bambini hanno meno probabilità di assumere in dosi adeguate i nutrimenti di cui necessitano e le necessarie porzioni di frutta e verdura giornaliere. "In questo modo è come voler guidare un'auto con il serbatoio vuoto che si ferma proprio nel momento del bisogno" ha commentato la dottoressa Bennet.
L'indagine ha rilevato che il 22% dei genitori intervistati ha ammesso che i loro bambini saltano la prima colazione tre giorni su cinque ogni settimana. Un ulteriore 20% salta la prima colazione uno o due giorni a settimana. Alla domanda del perché i figli saltavano la colazione la maggioranza dei genitori ha detto che era per via del poco tempo a disposizione prima di uscire di casa per andare a scuola o al lavoro, ma anche perché il figlio dorme fino all'ultimo momento.
Per ovviare a questo, suggeriscono gli studiosi, basterebbe organizzare la colazione la sera prima di andare a letto, in modo da trovare quasi tutto pronto la mattina e così risparmiare sul poco tempo a disposizione e permettere ai propri figli di compiere questo importante rito mattutino.
da lastampa.it

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Martini, per i bambini il rischio e' piu' grave
20 gennaio 2009
(AGI) - "Un bambino obeso e' un bambino che presenta la situazione clinica di una persona molto piu' grande, in termini d'eta'", e "preoccupa la sua crescita irregolare". lo ha detto Francesca Martini, Sottosegretario al Welfare, intervistata oggi da Michele Cucuzza a Uno Mattina. "Un bambino obeso presenta una sindrome metabolica, quindi uno o piu' fattori di rischio che poi sono determinanti della salute", ha ricordato la Martini, promotrice di 'Frutta Snack', il progetto pilota attivo in 3 regioni (Emilia Romagna, Lazio e Puglia) che, riconosciuto 'idea meritevole' dall'Unione Europea, propone "un'alternativa sana alla solita, grassa merendina". "'Fare salute' significa corretta alimentazione e stile di vita", ha continuato il Sottosegretario Martini, ricordando pero' che "i nostri bambini non fanno moto. Il 50% di loro trascorre circa 4 ore davanti alla tv o al videogioco, conducendo uno stile di vita che certo non li aiuta". In un'Italia poco attenta alla linea peggiora la situazione al centro sud, dove lievita il giro-vita: "Dal 24% di bambini in sovrappeso della Valle d'Aosta si tocca il 49% in Campania", ha continuato la Martini, che ha poi concluso: "Estenderemo presto il progetto a tutte le altre regioni, lo portero' avanti con incisivita'".

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Obesita': studio IAS, 14% giovani con pressione alta
28 novembre 2008
(AGI) - Roma - L'obesita' e' sempre piu' una piaga giovanile: quasi un minorenne su tre e' sovrappeso, e questo comincia a ripercuotersi pesantemente sulla salute, con il 13,9% dei maschi e l'11,5% delle femmine sotto i 18 anni con valori di pressione arteriosa ben oltre i limiti. E' l'allarme lanciato da un'indagine condotta dall'Istituto Affati Sociali, presentata oggi a Roma. "Viviamo in un ambiente 'obesiogeno' - conferma Amedeo Spagnolo, Dirigente del Settore Ricerca Scientifica dello Ias - in cui piu' di un terzo della popolazione italiana e' obesa o in sovrappeso e un bambino su quattro e' soggetto a tale patologia. I costi sociali sempre piu' alti, dovuti al dilagare del problema, impongono che esso venga affrontato non solo con interventi sanitari, ma anche tramite iniziative sociali che mirino a diffondere un'efficace educazione a corretti stili di vita". Dallo studio e' emerso che ben il 27,7% dei ragazzi e' in sovrappeso; il problema e' presente piu' fra i maschi (30,5% di obesi) rispetto alle femmine (25%) e la diffusione dei casi di obesita' e' maggiore al Sud con il 34%, a fronte del 27% al Centro e del 19,1% al Nord. Oltre allo stato di eccesso ponderale, desta preoccupazione che il 13,9% dei maschi e l'11,5% delle femmine presentino valori di pressione arteriosa oltre i limiti accettabili per eta' e sesso; i minori obesi hanno inoltre, rispetto ai normopeso, un rischio quattro volte superiore di essere ipertesi. Lo studio ha anche evidenziato un rischio di obesita' tre volte superiore nel caso in cui uno dei due genitori sia a sua volta obeso e di ben 10 volte superiore alla norma se l'obesita' e' a carico di ambedue i genitori. I ragazzi obesi hanno inoltre un rischio raddoppiato di soffrire di scoliosi.
  Quanto agli stili di vita, ad esempio la quantita' di esposizione televisiva, sono soprattutto i maschi (41%) a trascorrere piu' di 3 ore al giorno di fronte alla TV, contro il 31% delle femmine; nel Sud Italia queste percentuali aumentano arrivando al 59,8% (maschi) e 44,7% (femmine).
  Riguardo le abitudini alimentari, il 35% dei ragazzi non mangia frutta, il 50% mangia almeno una volta a settimana verdure crude, mentre solo il 25% assume settimanalmente verdure cotte.
  Anche il consumo settimanale di pesce e' estremamente basso pari cioe' al 17,8%. Isabella Menichini, rappresentante del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, ha evidenziato il ruolo fondamentale che la politica deve ricoprire. "La vita buona nella societa' attiva, titolo del Libro Verde 2008, dovrebbe diventare il leitmotiv della nostra azione futura; - ha detto la Menichini - tale documento nasce con l'intento di aprire una consultazione diretta con i cittadini per costruire un nuovo modello di welfare che superi il tradizionale approccio assistenzialistico e che miri ad una reale integrazione fra le politiche sociali, sanitarie e lavorative".

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Rischio cardiovascolare precoce. Giovani obesi, a rischio le arterie del collo
12 novembre 2008
Nello studio è stato analizzato un parametro che stima la formazione di placche nelle arterie, fattore di rischio per eventi quali l’infarto del miocardio e l’ictus
Le arterie dei bambini e degli adolescenti obesi sono simili a quelle di un soggetto di 45 anni, secondo una ricerca presentata alle Scientific Sessions 2008 dell’American Heart Association.
Il gruppo di studiosi che ha svolto la ricerca ha utilizzato una tecnica a ultrasuoni per misurare lo spessore delle arterie carotidee, che forniscono il sangue al cervello in una coorte di giovani obesi, 34 maschi e 36 femmine di età media pari a 13 anni. In particolare è stato analizzato il parametro CIMT (carotid artery intima-media thickness) che fornisce una stima della formazione di placche all’interno delle arterie, un noto fattore di rischio per eventi quali l’infarto del miocardio e l’ictus cerebrale.
Secondo le analisi, i soggetti avevano livelli anomali di uno o più parametri ematici, in particolare elevati livelli di lipoproteina a bassa densità (LDL), meglio conosciuta come “colesterolo cattivo”, bassi livelli di lipoproteina ad alta densità (HDL), noto anche come “colesterolo buono”, o alti livelli di trigliceridi. Il 57 per cento dei soggetti avevano un indice di massa corporea oltre il 95° percentile.
Il valore medio di CIMT era di 0,45 millimetri con valori massimi di 0,75 millimetri. Ma il risultato preoccupante è che l’“età vascolare” dei soggetti - ovvero l’età per la quale è considerato normale lo spessore delle arterie riscontrato - è risultata di 30 anni maggiore dell’età biologica.
Tra i vari fattori di rischio, è risultato importante il livello di trigliceridi: le persone con valori oltre i 100 mg/dl avevano con maggiore probabilità un’età vascolare avanzata.
"L’età vascolare è risultata più avanzata nei bambini e nei ragazzini in cui la condizione di obesità era associata a un alto valore dei trigliceridi: tale combinazione dovrebbe essere considerata un campanello di allarme per i rischi cardiovascolari”, ha commentato Geetha Raghuveer, che ha partecipato alla ricerca. (fc)
da Le Scienze

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Obesita': a rischio piu' di 1 bambino italiano su 3
7 ottobre 2008
ROMA - Piu' di un milione di bambini italiani tra i 6 e gli 11 anni sono a rischio obesita'; in particolare, ogni 100 bambini che frequentano la terza elementare, 12 sono obesi e 24 in sovrappeso. E' la fotografia scattata da 'Okkio alla salute', rilevazione voluta dal ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali e coordinata dall'Istituto superiore di sanita', su circa 46mila bambini di 2.610 scuole elementari. Quelli con maggiori problemi di peso vivono al Sud: il tasso di obesita' in Campania e' del 21% contro una media nazionale del 12%; i bimbi piu' in forma sono quelli del Friuli Venezia Giulia con un tasso di obesita' del 4%. Tra i cattivi stili di vita spiccano: una scarsa attivita' fisica (solo 1 bambino su 10 ne fa quanta dovrebbe); una prima colazione inadeguata (l'11%dei bambini la salta e il 28% non mangia in modo corretto); 1 bambino su 4 guarda la tv per quattro o piu' ore al giorno. (Agr)

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Comunicato Stampa del Movimento Difesa del Cittadino   
giovedì 29 maggio 2008
Prevenire l’obesità infantile in età prescolare. Questo in sintesi l’obiettivo del progetto europeo PERISCOPE (Pilot European Regional Interventions for Smart Childhood Obesity Prevention in Early Age) promosso dal Movimento Difesa del Cittadino. L’iniziativa prevede un’attività di studio sugli stili di alimentazione e di attività fisica di bambini e delle loro famiglie e azioni nelle scuole. Rilevante sarà anche il ruolo dell’informazione: dal 30 aprile partirà infatti la newsletter mensile “PERISCOPE-Child&Food” sulle novità del progetto e sul tema dell'alimentazione infantile in Europa. Sarà disponibile in 4 lingue: italiano, inglese, danese e polacco. L’iscrizione è gratuita e può essere effettuata direttamente dal sito www.periscopeproject.eu.
Il progetto coinvolge, oltre l’Italia, anche altri due paesi in Europa: la Danimarca e la Polonia.
“Il problema dell’obesità infantile sta diventando rilevante in tutti i Paesi europei e in particolare in Italia - ha affermato il Movimento Difesa del Cittadino – I bambini sono molto attratti dal cibo dei fastfood, tipo McDonald, che rispondono anche alle ristrettezze di tempo e spesso alla pigrizia dei genitori. Dobbiamo  portare i bambini ad apprezzare i sapori dei cibi più salutari, in primo luogo frutta e verdura, stimolandoli anche al movimento e sottraendoli ai pomeriggi passati davanti alla tv e ai videogiochi”.  

Il progetto
La prima fase del progetto sarà dedicata alla raccolta dati: si misureranno, nel rispetto della privacy, altezza e peso di un campione di scolari e si analizzeranno le caratteristiche nutrizionali dei menu scolastici, delle abitudini dei bambini rispetto al cibo, all’attività fisica e alla tv. Fondamentale sarà la conoscenza delle convinzioni dei genitori su ciò che contribuisce a creare un buono stato di salute per i propri figli. Il Movimento Difesa del Cittadino aveva già, nel 2005 con Baby Consumers, affrontato il tema, ma senza approfondire le motivazioni che portavano ai comportamenti applicati.
Il campione sarà diviso in un gruppo di controllo e uno di intervento. Le attività verranno svolte solo in quest’ultimo per poi ripetere le rilevazioni sui comportamenti in entrambi i gruppi e analizzarne le differenze. Divertenti attività si svolgeranno nelle scuole. Con i “Laboratori del Gusto”, ad esempio, i bambini impareranno a scoprire il sapore di un alimento attraverso i loro 5 sensi: tentando di dimenticare gli input commerciali degli spot descriveranno a parole loro il profumo di una banana, il colore di una fragola, la vellutata pelle di una pesca, la dolcezza di una ciliegia o il chiacchierio del morso a una mela. Questo approccio porterà a una conoscenza personale di alimenti poco pubblicizzati e per questo spesso non conosciuti né amati dai bambini. Innovativo, infine, l’utilizzo delle fiabe: protagonisti e personaggi saranno rappresentati da verdure, frutti o legumi in un’accezione positiva da supereroi.
Importante attività di PERISCOPE sarà il workshop sugli arredamenti scolastici indoor e outdoor al fine di ricercare un modello che consenta lo sviluppo dell’attività fisica dei bambini nelle scuole. Quali sono i principi a cui dovrebbe ispirarsi l’ambiente scolastico? Su questo tema si confronteranno rappresentanti di architetti, pediatri, insegnanti (anche di educazione fisica), genitori, psicologi e le stesse aziende di arredo.

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ANCHE QUESTO PUO’ SERVIRE A COMBATTERE L’OBESITA’ INFANTILE. SAI COS’E’ IL PIEDIBUS?


“Il Piedibus è il modo più sano, sicuro, divertente ed ecologico per andare e tornare da scuola.
E’ un autobus umano, formato da un gruppo di bambini “passeggeri” e da due o più adulti “autisti” e “controllori”.
Il Piedibus è un progetto che nasce in Danimarca. E’ attivo in Nord Europa e negli Stati Uniti e si sta diffondendo in moltissimi altri paesi.
Anche in Italia si inizia a parlare di Piedibus. Ci sono iniziative e progetti in molte città.”
Se vuoi saperne di più e organizzarne uno, visita il sito www.piedibus.it

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