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marzo/aprile 09
gennaio/febbraio 09
2008
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Bambini in piscina: attenzione a sicurezza e qualità
Occhiali da sole salva-vista, solo 15% degli italiani li usa sempre. Bimbi i più indifesi
Nella voce dei neonati i segni dell'autismo
Influenza, il vaccino diventa un cerotto
con microaghi indolori
Pesticidi e bimbi iperattivi
Integratori vitaminici possono ridurre le allergie alimentari nei bambini… piccoli
Pet therapy: in piscina con Fido
Nuova influenza. Montagnier: "Vaccinazione importante per i giovani"
Carenza di vitamina D e rischio per il cuore dei bambini
Bimbi e insonnia: con poco movimento la ninnananna non basta
Emergenza pediatrica: in futuro un semplice test rivelerà l'appendicite acuta
Ipertesi già a 16 anni: colpa di alcol, cibi “spazzatura” e poco sport
Meningite, vaccinazioni a macchia di leopardo
I bimbi coccolati diventano più intelligenti: il massaggio stimola l'attività cerebrale
Se il neonato non dorme può dipendere dalla mamma
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28 ottobre 2011
Bambini in piscina: attenzione a sicurezza e qualità
Portare i bambini in piscina fa bene, ma occorre prestare alcune attenzioni. Dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) i consigli per evitare traumi, infezioni e annegamenti
Fare sport fa bene, se poi s’inizia fin dai primi anni di vita è ancora meglio. Uno sport adeguato, difatti, praticato fin dai primi anni di vita, è in grado di favorire un adeguato sviluppo delle capacità motorie e un buono stato di salute – spiegano i pediatri della SIPPS.
Tra le varie attività che si possono praticare, di certo il nuoto è tra le più complete e salutari. È indicato a qualsiasi età, l’importante è “tuffarsi”, con le idee chiare.
«Fin dalla prima infanzia è indispensabile che ogni bambino raggiunga una sufficiente capacità natatoria – sostiene il dottor Angelo Milazzo, Pediatra del Direttivo SIPPS Sicilia – Bisogna però preservare bambini e ragazzi dai pericoli correlati all'ambiente delle piscine come traumi, infezioni, perfrigerazioni, oltre all'eventualità più tragica, rappresentata dagli annegamenti».
La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale ha diffuso, per questo motivo, indicazioni e consigli rivolti non solo alle famiglie, ma anche agli operatori del settore e della salute, per praticare in completa sicurezza questo sport acquatico.
Di seguito le principali raccomandazioni da seguire:
LA PREVENZIONE
- Per prevenire congestioni, coliche e crampi non bisogna mai nuotare prima di 2-3 ore da un pasto abbondante. Sarebbe preferibile evitare l'assunzione di bibite molto fredde, subito dopo il bagno. Non bisogna mai tuffarsi sudati, anzi bisogna abituare gradatamente il corpo all'immersione, bagnando varie parti del corpo. Bisogna sospendere il bagno, in caso di insorgenza di crampi.
- E' necessario che gli asciugamani siano personali, oppure del tipo usa e getta; occorre che i contenitori di sapone siano a pulsante o a tipo dispenser; le docce debbono essere separate. Bisogna utilizzare le docce di passaggio e le vasche lavapiedi; bisogna usare la ciabattine ed asciugare bene la pelle tra le dita dei piedi, dopo la doccia. Occorre evitare di immergersi se si hanno ferite non ancora perfettamente rimarginate. Per prevenire la diffusione di patologie contagiose, viene chiesto un certificato del pediatra di famiglia, all'inizio di ogni anno d'attività.
ATTENZIONE AGLI INFORTUNI
- I bambini debbono essere attentamente e costantemente sorvegliati, non solo quando sono in acqua, ma anche quando giocano o stazionano ai bordi delle piscine. per evitare rischi di annegamento.
- Per la prevenzione dei traumi, bisogna innanzitutto recintare le piscine private. Infatti un bambino può riportare danni gravi, in seguito a caduta in una piscina svuotata. La zona riservata ai tuffi deve avere una profondità sufficiente, in modo da evitare traumi cranici, spinali, ecc. E' sempre utile l'utilizzo delle cuffiette, anche per evitare intrappolamento dei capelli. Le corsie debbono essere ben delimitate, da sistemi con anelli circolari o da frangionda, in modo da evitare collisioni.
- Per prevenire altri tipi di infortuni, bisogna utilizzare le apposite scalette, munite di mancorrenti, sia per la discesa in vasca, sia per la fuoriuscita dall'acqua, poiché i bordi delle piscine sono particolarmente scivolosi. Non bisogna fare sforzi fisici intensi prima di entrare in acqua ed evitare iperventilazioni forzate, prima del nuoto in apnea.
LE STRUTTURE E IL PERSONALE
- Gli spogliatoi debbono essere sempre riscaldati, con i pavimenti asciutti, per prevenire le perfrigerazioni. La temperatura della vasca deve essere garantita da un sistema di "scambiatore termico", tra 28 e 30 gradi, con alcuni gradi in più, per i bambini molto piccoli. Bisogna costantemente usare l'asciugacapelli. E' raccomandabile la copertura della vasca con telo termico multistrato, al termine delle attività.
- Le normative impongono di ridurre il quantitativo di sostanza organica nell'acqua, in quanto terreno di coltura per tutti i possibili agenti patogeni. Tra i tanti obblighi dei gestori di piscine, bisogna controllare il rispetto delle regole più essenziali, come: prevedere una cubatura sufficiente, regolando il numero dei frequentatori; controllare il ricircolo ed il reintegro dell'acqua; assicurare il ricambio dell'aria; effettuare regolarmente il prelievo dei campioni per l'analisi dell'acqua, individuare sistemi di disinfezione alternativi alla clorazione. Alcuni soggetti possono reagire alla clorazione abbondante con irritazione delle mucose, soprattutto degli occhi e delle vie aeree.
- Il personale deve essere qualificato, gli istruttori debbono avere i titoli previsti dalle normative. Non bisogna ma usare materassini o oggetti ausiliari del nuoto, nelle zone di piscina più profonde, quando il bambino non sappia ancora nuotare bene.
E dopo i consigli degli esperti, possiamo davvero tuffarci nella pratica di uno sport completo come il nuoto.
[lm&sdp]
da lastampa.it
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16 giugno 2011
Occhiali da sole salva-vista, solo 15% degli italiani li usa sempre. Bimbi i più indifesi
Milano - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - All'aria aperta le lenti scure sono un 'must' per proteggere gli occhi, anche quando il cielo è coperto. Non c'è galateo che tenga, insegnano gli esperti, perché la salute vince sul bon ton. Eppure, superano di poco il 10% gli italiani che usano correttamente gli occhiali da sole: solo il 15% li inforca sempre, il 30% non li indossa quasi mai e il 18% lo fa raramente. E anche se a rischiare di più i danni dei raggi Uv sulla vista sono i bambini e gli anziani, soltanto il 10% degli over 55 acquista occhiali da sole e ben 9 piccoli su 10 fra i 4 e i 10 anni non indossano. Sono i dati raccolti dalla Commissione difesa vista (Cdv) che come ogni anno, all'appuntamento con l'estate, rilancia il suo messaggio: "Gli occhiali sa sole di qualità possono salvare la vista".
L'occhio, ricordano gli specialisti, è un organo molto ricco di ossigeno e tutte le strutture che lo costituiscono possono andare incontro a stress ossidativo. Colpite dalla luce producono infatti molti radicali liberi che nel tempo, accumulandosi, provocano un danno progressivo. "La protezione solare dei nostri occhi diventa un tema sempre più pressante, non solo nel periodo primaverile ed estivo, ma in tutti i periodi dell'anno", sottolinea Francesco Loperfido, consulente Cdv e responsabile del Servizio di oftalmologia generale dell'Unità operativa di oculistica all'ospedale San Raffaele di Milano. "A condizionare l'uso dell'occhiale protettivo per il sole vi sono i fattori ambientali, le mete turistiche e particolari attività sportive", elenca l'esperto. "A rendere più fastidiosa la sintomatologia - precisa - vi possono essere anche dei difetti refrattivi o patologie oculari o degli annessi oculari, o ancor più gli esiti di interventi chirurgici che possono influenzare pesantemente la vita quotidiana".
"I più esposti - continua Loperfido - sono i bambini e gli anziani. Per loro è necessario scegliere degli occhiali ad hoc per abbattere i raggi Uv e la luce blu, meno conosciuta, ma altrettanto pericolosa. Quest'ultima, infatti, risulta corresponsabile nel determinare e nel favorire sia l'opacità del cristallino sia la maculopatia". Nonostante tutte queste considerazioni, precisa la Commissione difesa vista, solo l'11 % dei bambini tra i 4 a i 10 anni utilizza gli occhiali protettivi. E la situazione preoccupante anche per gli over 55: solo uno su 10 acquista un paio di occhiali da sole e spesso il criterio di scelta non tiene conto della qualità del prodotto, in particolare delle lenti. Bocciati nei fatti, anche se bravi a parole: l'83% degli italiani, infatti, si dice consapevole che un occhiale da sole contraffatto o mediocre può causare danni agli occhi. "Purtroppo - osserva Loperfido - ancora oggi molti sottovalutano il problema e comprano occhiali di dubbia qualità. L'acquisto di un buon prodotto, scelto tenendo presente le proprie esigenze, è invece il punto di partenza per una corretta prevenzione, sia per i bambini sia per gli adulti". Lenti polarizzate, fotocromatiche, alla melanina, specchiate o con una colorazione adatta al difetto visivo del paziente: ognuna, spiega la Cdv, privilegia una condizione diversa di protezione. Per questo è fondamentale che a guidare l'acquisto siano dei professionisti, sia nel campo optometrico sia oculistico, in grado di spiegare e consigliare il paziente-cliente.
L'occhiale da sole, insomma, non deve essere un vezzo di stagione, bensì un'alleato per preservare la salute degli occhi 365 giorni all'anno. "L'ottico saprà consigliare a ciascuno, grande o piccolo, la montatura più adatta per ogni occasione e attività", prosegue Loperfido. Oggi, però, solo il 17% degli italiani possiede paia di occhiali da sole diversi a seconda dell'uso e del luogo di utilizzo (sport, spiaggia, città, guida). La maggior parte opta per un unico paio di lenti scure per tutte le occasioni. "Anche in questo caso deve essere necessariamente a norma", ribadisce l'oculista. Quando si acquistano gli occhiali da sole, quindi, è "d'obbligo verificare la nota tecnica informativa (con la presenza della norma EN 1836/2006), che deve contenere le caratteristiche tecniche della montatura e delle lenti, le eventuali limitazioni d'uso e l'indicazione del grado di protezione dai raggi ultravioletti".
La Commissione difesa vista ricorda che la norma UNI EN 1836 indica 5 categorie di filtri delle lenti solari. Per esempio, la categoria 0 indica un filtro da utilizzare con cielo coperto e indoor; la categoria 2 un filtro adatto a una media luminosità solare, la 4 un filtro protettivo per una luminosità solare molto intensa. E se il sole fa bene alla salute e all'umore, pur "a piccole dosi e con le giuste protezioni", raccomandano gli esperti, niente sconti per le lampade abbronzanti. "Un trattamento prolungato può avere effetti dannosi sulla pelle, ma anche sugli occhi - avverte Loperfido - Si possono registrare effetti dannosi da esposizione acuta come delle cherato-congiuntiviti, e nei casi più gravi anche delle opacità del cristallino". E per chi proprio non vuole rinunciare al sole artificiale, il consiglio è di "usare sempre gli occhialini protettivi, oltre naturalmente a creme con filtri per proteggere anche la pelle".
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20 luglio 2010
Nella voce dei neonati i segni dell'autismo
Scoperti segnali 'premonitori' della malattia
(AGI) - Washington - I segni premonitori dell'autismo potrebbero essere dedotti già dai primi versi emessi dai neonati. Lo afferma uno studio Usa pubblicato dalla rivista Pnas, in cui la malattia e' stata individuata con l'86 per cento di accuratezza grazie a un analizzatore computerizzato della voce. I ricercatori hanno registrato tutte le espressioni vocali della giornata di 232 bambini tra i 10 mesi e i 4 anni per 1.500 giorni. L'analisi al computer si e' poi focalizzata su 12 caratteristiche del linguaggio, la più importante delle quali era la capacità di emettere sillabe con movimenti rapidi della mascella e della lingua, che nei bambini autistici si e' rivelata essere diversa dalla media nella maggior parte delle occasioni. "Questa tecnologia - ha detto Stephen Warren dell'Università del Kansas - può essere d'aiuto per i pediatri nel diagnosticare la malattia il prima possibile, e iniziare subito i trattamenti".
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18 luglio 2010
Influenza, il vaccino diventa un cerotto
con microaghi indolori
Si compreranno in farmacia e ognuno potrà vaccinarsi da solo
Roma – Sarà un cerotto a proteggerci dall'incubo dell'inverno, l'influenza. Microaghi indolori somministreranno il vaccino e si dissolveranno poi nella cute. Una strategia fai da te che sarà venduta in farmacia e che gli esperti sperano possa fornire una copertura vaccinale maggiore.
Si lava via e non resta nulla. Dopo l'applicazione, è spiegato sulla rivista Nature Medicine, il cerotto si lava via e non rimane niente eliminando anche lo scarto della siringa. Gli ideatori del cerotto sono Mark Prausnitz e la sua equipe del Georgia Institute of Technology di Atlanta. I ricercatori hanno testato con successo il cerotto sui topolini: a un gruppo di roditori hanno somministrato il vaccino normalmente, con l'iniezione, a un altro gruppo attraverso il cerotto: dopo 30 giorni tutti i topolini sono stati infettati col virus influenzale ma sono risultati immunologicamente coperti, segno che il cerotto funziona.
Ancora più efficace. Il cerotto, hanno concluso i ricercatori, è altrettanto efficace che la vaccinazione classica, se non di più visto che ha dimostrato di indurre una memoria immunitaria più forte.
da www.ilmessaggero.it
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21 maggio 2010
Pesticidi e bimbi iperattivi
Un nuovo studio Usa sui bimbi iperattivi mostra la stretta correlazione con i pesticidi ed i coloranti di sintesi. Gli insetticidi possono essere responsabili della sindrome dei bambini distratti e troppo agitati. A rischio il 10% della popolazione infantile
L’epidemia di bambini iperattivi negli USA e nel resto del mondo può essere causata da pesticidi (organofosfati), largamente utilizzati anche in Europa ed in Italia come insetticidi ed erbicidi. Ajmone (psicologo, esperto di ADHD): “L’Istituto Superiore di Sanità sapeva e non è intervenuto, la prima volta che abbiamo sollevato questo problema era il 2006”. Roberti di Sarsina (Dirigente di Psichiatria): “Serve un’alimentazione sostenibile del bambino, basta merendine e coloranti artificiali”. Poma (Giù le Mani dai Bambini): “Noi adulti causiamo queste sindromi ai bambini, e poi pretendiamo di curarli con psicofarmaci”
La nuova ricerca sull’intossicazione da pesticidi collegata all’iperattività dei bambini Harvard (USA) è stata pubblicata negli USA sulla nota rivista scientifica “Pediatrics”: i ricercatori hanno localizzato tracce di insetticidi nell'urina dei bambini, riscontrando come quelli con livelli più alti di tracce di polifosfati sono quasi due volte più a rischio di sviluppare ADHD (la sindrome dei bambini distratti e troppo agitati, ndr) rispetto a quelli con livelli normale di contaminazione. "C'è una preoccupazione crescente circa il fatto che questi insetticidi possono essere direttamente correlati con l’ADHD - ha dichiarato all’agenzia di stampa Reuters il dott. Marc Weisskopf, della Scuola di Harvard di Salute Pubblica, che ha lavorato allo studio – e quello che questa ricerca ha messo in chiara evidenza – ha aggiunto Weisskopf – è che tutto ciò è vero anche alle concentrazioni più basse”. Gli organofosfati furono originariamente sviluppati per la guerra chimica, e successivamente ampiamente utilizzati in agricoltura, nonostante i sospetti di tossicità per il sistema nervoso. Weisskopf ha rilevato come la presenza di questi agenti chimici nel cibo possa generare alcuni tra i sintomi comportamentali più comuni per l’ADHD, come ad esempio l’eccessiva impulsività, in ampie fasce di popolazione infantile, pari a circa il 10% dei bambini USA. “Siamo sempre stati dell’opinione, e i fatti ora ci stanno dando ragione – ha dichiarato il Dott. Paolo Roberti di Sarsina, Dirigente di Psichiatria all’AUSL di Bologna - che principalmente nell’ADHD ma anche in altre patologie come l’autismo, sono coinvolti fenomeni di intossicazione ed avvelenamento: soggetti che sono costituzionalmente più fragili, risultano sovraesposti a questi fattori, stesso dicasi per tutta una serie di coloranti artificiali che troviamo nelle più comuni caramelle e merendine. In futuro vedranno la luce sempre più ricerche in quest'ambito, che confermeranno la necessità di un'alimentazione “sostenibile” del bambino e anche della donna fin dalla prima gravidanza”.
Un metodo efficace per risolvere il problema – dichiarano gli esperti - sarebbe la cosiddetta “diagnosi differenziale”, una procedura diagnostica che permette di identificare le vere causa alla radice dei problemi di comportamento, distinguendo i problemi di origine ambientale da quelli psichiatrici. Un metodo che comporta però l’impiego di risorse spesso non disponibili nelle ASL. “E’ clamoroso – dichiara il Prof. Claudio Ajmone, psicologo ed esperto di ADHD – era il 2006 la prima volta che abbiamo avanzato all’Istituto Superiore di Sanità ed all’Agenzia del Farmaco una richiesta ben circostanziata, per inserire una seria diagnosi differenziale nei protocolli diagnostico-terapeutici per l’ADHD. L’ISS prevede nei propri protocolli la diagnosi differenziale solo per poche patologie, e tra esse ad esempio non sono inclusi questi pesticidi. Se noi elidiamo dai casi di ADHD in cura con psicofarmaci tutti i casi il cui disagio comportamentale e frutto di altre cause, come questi pesticidi, o i coloranti alimentari, cosa ci resta dell’ADHD? Solo un grande business a favore delle multinazionali farmaceutiche. Noi non stiamo aiutando questi bambini, gli stiamo facendo del male”
Luca Poma, giornalista e portavoce di Giù le Mani dai Bambini®, il più rappresentativo comitato di farmacovigilanza pediatrica in Italia (www.giulemanidaibambini.org) conclude: “l’ADHD è figlia della nostra società: noi adulti causiamo questa sindrome ai nostri bambini, aggravando con la nostra noncuranza fattori di rischio ambientali, e poi pretendiamo di “rimediare” somministrandogli potenti psicofarmaci e metanfetamine che li espongono a rischi gravi per la loro salute. Facciamo ora appello all’Istituto Superiore di Sanità affinché un serio protocollo per una diagnosi differenziale completa venga applicato a tutti i bambini italiani in cura per problemi di comportamento”.
da aamterranuova.it
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3 novembre 2009
Integratori vitaminici possono ridurre le allergie alimentari nei bambini… piccoli
I bambini più grandi non otterrebbero alcun vantaggio
Si può ridurre l'incidenza delle allergie alimentari nei bambini, ma solo se si inizia presto. Questo quanto affermato da uno studio condotto dai ricercatori svedesi del prestigioso Karolinska Institute.
Il dr. K. Marmsjo e colleghi hanno sottoposto a 2.423 bambini di 8 anni ad analisi per stabilire se i supplementi multivitaminici assunti quotidianamente avessero un influenza su rinite allergica, asma, eczema, sensibilizzazione cutanea. Dai dati raccolti è emerso che non vi era alcun miglioramento nei sintomi.
Al contrario, analizzando i dati relativi a bambini che hanno iniziato ad assumere i supplementi prima dei 4 anni d'età si aveva una riduzione del 39% del rischio di sviluppare una sensibilizzazione agli allergeni alimentari.
«I nostri risultati mostrano che non è alcuna associazione tra l'uso attuale di multivitaminici e rischio di malattie allergiche, ma suggeriscono che supplementi multivitaminici durante i primi anni di vita possono ridurre il rischio di malattie allergiche in età scolare» concludono i ricercatori.
(lm&sdp)
da lastampa.it
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25 ottobre 2009
Pet therapy: in piscina con Fido
Positivi risultati su piccoli pazienti autistici e dislessici
(ANSA) - Un bagno in piscina per un ambiente rilassante e un cane per essere stimolati: sono i due ingredienti di un nuovo concetto di pet therapy.
L'uso di cani addestrati ed abituati alla presenza dell'acqua riuscirebbe a far socializzare bambini affetti da varie sindromi psico-somatiche. Il centro in cui si pratica questa particolare pet therapy si trova a Ponti sul Mincio, in provincia di Mantova, e i risultati raccolti finora su bambini autistici o dislessici sono positivi.
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6 settembre 2009
Nuova influenza. Montagnier: "Vaccinazione importante per i giovani"
Roma - Per Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina, la responsabilità di una possibile mutazione del virus della Nuova influenza sarà di chi non si vaccinerà, soprattutto i giovani, perché
"sono proprio i giovani, che hanno spesso disertato in massa le vaccinazioni, a non avere il sistema immunitario pronto a difendersi dall'attacco di un nuovo virus''. Intervistato dal Giornale, Montagnier spiega che ''con l'arrivo dei primi freddi le misure adottate fino ad ora per evitare il contagio non saranno più sufficienti''. (RCD)
da corriere.it
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4 agosto 2009
Carenza di vitamina D e rischio per il cuore dei bambini
I giovani presentano carenze vitaminiche che possono provocare disturbi cardiovascolari
Sarà colpa dei fastfood, o forse dell'abitudine di mangiare alimenti trasformati, grassi e poco nutrienti… fattostà che i giovani presentano preoccupanti carenze vitaminiche nell'organismo.
L'allarme giunge dagli Usa dove un team di ricercatori ha riscontrato che gli insufficienti apporti di vitamine, e in particolare di vitamina D, attraverso l'alimentazione è associato a un aumento dei fattori di rischio per problemi cardiovascolari, come infarto e ictus.
La doppia ricerca è stata condotta analizzando i dati registrati dal National Health and Nutrition Examination Survey condotto negli Stati Uniti tra il 2001 e il 2004. Il programma sanitario avviato proprio a causa della mancata informazione riguardo i pericoli derivanti dalla carenza di vitamina D nel rischio di malattie cardiovascolari.
Questo doppio studio è il primo del genere a mettere l'evidenza sul rischio da parte di bambini e ragazzi riguardo alle carenze vitaminiche, mentre fino a oggi ci si era concentrati unicamente sui possibili problemi a cui sarebbero andati incontro gli adulti, sottolinea il dr. Jared P. Reis.
Allo stesso modo, si è sempre solo sottolineato come la carenza di vitamina D avesse un ruolo nel rachitismo, mentre noi abbiamo voluto esplorare altri campi d'influenza, precisa il dr. Michal L. Melamed.
Per arrivare alle loro conclusioni, i ricercatori hanno esaminato l'incidenza dei livelli di vitamina D nel sangue di un consistente numero di bambini e giovani di età compresa tra 1 e 21 anni.
Dai dati raccolti è emerso che il 9% (circa 7,6 milioni di giovani) dei ragazzi presenta delle carenze di vitamina D nella misura del 15 nanogrammi per millilitro di sangue, mentre ben il 61% (circa 50,8 milioni di giovani) presentano insufficienti livelli di vitamina D nell'ordine compreso tra i 15 e i 29 nanogrammi per millilitro.
In particolare, i bambini con scarsi livelli di vitamina D sono stati trovati con una maggiore predisposizione all'ipertensione, alti livelli di zuccheri nel sangue e bassi livelli di colesterolo HDL (quello "buono").
I dati sono stato così sconcertanti, dichiarano i ricercatori, che non hanno voluto pubblicare i risultati fino a quando, dopo oltre sei mesi, non hanno avuto conferma che i numeri fossero reali. E, anche se non è certo che una carenza di vitamina D nell'infanzia sia collegata a problemi cardiovascolari da adulti, fatto è che se si ha la pressione alta già a vent'anni, quando se ne avrà sessanta la cosa potrebbe essere preoccupante, suggeriscono gli scienziati.
Questi dati dovranno essere confermati da ulteriori studi, concludono i ricercatori, tuttavia è indubbio che adeguati apporti vitaminici possano prevenire malattie e disturbi.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista "Pediatrics".
(lm&sdp)
da lastampa.it
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27 luglio 2009
Bimbi e insonnia: con poco movimento la ninnananna non basta
Una passeggiata prima di andare a nanna e l`insonnia dei più piccoli svanisce. I medici confermano quello che i genitori sospettavano da tempo: se nel corso della giornata i loro bimbi si muovono e si agitano piuttosto che stare seduti a guardare la tv o a leggere un fumetto seduti in poltrona, la sera si addormentano più rapidamente. Questo il risultato di uno studio condotto dai ricercatori australiani e neozelandesi della Monash University di Melbourne e dell`University of Auckland e pubblicato su Archives of Disease in Childhood.
I test hanno coinvolto più di 500 bambini di sette anni: per ogni ora di sedentarietà sono risultati necessari tre minuti in più per prendere sonno. Il tempo medio che i piccoli intervistati impiegavano ad addormentarsi, il "periodo di latenza del sonno", è di 26 minuti, e la maggior parte dei bimbi non ci mette comunque più di 45 minuti ad abbandonarsi tra le braccia di Morfeo.
Chi si addormenta prima, dorme anche più a lungo e non è vero che i bimbi insonni sono anche i più irrequieti, sostengono gli studiosi. "Dal momento che una breve durata del riposo notturno è collegata ad obesità e basse performance cognitive - affermano i ricercatori - promuovere un giusto ritmo sonno-veglia è di vitale importanza per la salute dei nostri figli".
di Clara Serretta
da ilsole24ore
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23 giugno 2009
Emergenza pediatrica: in futuro un semplice test rivelerà l'appendicite acuta
Milano - In futuro un semplice test delle urine potrebbe identificare un problema di appendicite in corso. Ricercatori del Children's Hospital di Boston hanno infatti identificato nelle urine una proteina che potrebbe servire come biomarker dell'appendicite acuta. Si tratta della piu' comune emergenza chirurgica pediatrica ma che puo' essere difficile da diagnosticare: una situazione che spesso porta a operazioni chirurgiche inutili o, al contrario, a un ritardo dell'intervento che puo' provocare gravi conseguenze. Per i ricercatori questa proteina - LRG in sigla - e' l'indicatore piu' preciso mai individuato fino ad ora per l'appendicite. La scoperta e' pubblicata su Annals of Emergency Medicine. (Agr)
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19 maggio
Ipertesi già a 16 anni: colpa di alcol, cibi “spazzatura” e poco sport
L'ipertensione colpisce anche i ragazzi, soprattutto quelli con chili di troppo
di Carla Massi
Roma - Una volta era la malattia dei nonni, oggi sta diventando quella dei nipoti. Di ragazzi che appena sfiorano i 16 anni. L’ipertensione, democraticamente, colpisce ormai anche gli adolescenti. Quali? Quelli che hanno troppi chili in più, quelli che non fanno sport, quelli che esagerano con l’alcol, quelli che, come idrovore, mandano giù cibi carichi di sale.
Quelli che, pur giovanissimi, già conoscono i danni dello stress. Pesante da far alzare la pressione. Fino a 140 di massima. «Quando l’ottimale per quell’età - spiega Giuseppe Germanò, responsabile del dipartimento di Scienze dell’invecchiamento dell’università La Sapienza di Roma organizzatore di un incontro di studio nella Giornata mondiale per la lotta all’ipertensione - dovrebbe essere 110. Fino ad un po’ di tempo fa eravamo preoccupati per gli under 35 che cominciavano ad affollare i nostri studi con la pressione oltre la norma. Intorno a quell’età contiamo già quasi venti ipertesi ogni cento persone. Un dato allarmante. Ma ancora più sorprendente è cominciare a visitare tanti adolescenti in queste condizioni. Nella maggior parte dei casi si tratta di giovani obesi. Di ragazzi che si preparano ad un futuro assai compromesso».
In Italia il 33% degli uomini e il 31% delle donne sono ipertesi per un totale di 15 milioni. Ma la metà di loro non sa di esserlo. O, almeno, se ne accorge quando è molto tardi. «La buona abitudine - continua Germanò - dovrebbe essere quella di iniziare a misurare la pressione fin dal periodo scolastico. D’altronde, l’ipertensione nella stragrande maggioranza delle persone non dà sintomi. Quindi, è meglio fare controlli regolari. Per evitare i possibili effetti quali l’infarto o l’ictus. Ricordiamo che l’ipertensione non è una malattia di per sé ma aumenta il rischio di essere colpiti da attacchi al cuore e al cervello, insufficienza renale ed altre malattie. Si tratta della pressione esercitata dal sangue, pompato con forza dal cuore, sulla parete delle arterie che distribuiscono il sangue nell’organismo».
Una mattinata intera di discussione e di dibattito nell’Aula magna della Sapienza che si è concluso, a sorpresa per un incontro scientifico, a parlare di cucina. Con la “guida” di uno chef di prim’ordine qual è Gianfranco Vissani. Imputato sotto accusa: il sale. Reo di far innalzare la pressione nei giovanissimi come negli anziani. Reo di sovrabbondare nei piatti pronti, negli alimenti in scatola, nelle preparazioni per i teen-agers che esigono gusti sempre più forti e pungenti. «La grande cucina - sentenzia Vissani tra gli esperti di ipertensione - non ha bisogno solo del sale ma di misura e fantasia. L’attenzione deve stare più nell’eccellenza dei prodotti, che nel condimento. Usare il sale con moderazione».
E qui sfodera il suo consiglio principe ai camici bianchi in sala per il corso di aggiornamento: «Non mettete il sale nell’acqua della pasta. Ma, piuttosto, un po’ nel sugo e poi abbondare con il parmigiano». Propone insalata solo con l’olio extravergine d’oliva ma senza sale, cibi arricchiti di spezie profumate. E tornano in campo i medici: attenzione, un pasto può contenere fino a 20 grammi di sale. Che vuol dire tre volte la quantità giornaliera consigliata (al massimo 5 grammi, un cucchiaino da caffè). Dunque, scegliere con moderazione, patatine, salatini, pesce marinato, conserve vegetali, maionese, dado per brodo, senape.
«In Italia - spiega Dario Manfellotto consigliere della Società italiana di ipertensione - il consumo medio di sale pro-capite è stimato pari a circa 10-15 grammi. Quindi, circa due o tre volte superiore a quanto suggerito dall’Organizzazione mondiale della sanità. Ricordarsi sempre che alimenti poco salati sono la frutta fresca e secca, la verdura, i legumi, la pasta e il riso se conditi con moderazione, il latte e lo yogurt. I genitori devono sapere che se anche uno solo è iperteso è consigliabile far controllare con regolarità il ragazzo. Un’indicazione per tutti: almeno una volta l’anno, fare una verifica dal medico».
da ilmessaggero.it
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12 maggio 2009
Meningite, vaccinazioni a macchia di leopardo
(AGI) - Oltre 900 casi l'anno di meningite nel nostro paese, di cui circa un terzo causati dal meningococco, la forma piu' aggressiva e potenzialmente letale. Eppure, sottolineano gli esperti, la situazione della vaccinazione antimeningococcico in Italia e' ancora a macchia di leopardo, essendo demandata alle singole regioni. E' quanto emerso dal convegno "I vaccini: sicurezza per i cittadini e risparmio per il Ssn" promosso dall'Associazione Giuseppe Dossetti con il sostegno di Novartis Vaccines&Diagnostics. "Una prevenzione efficace - ha sottolineato la presidente dell'associazione Ombretta Fumagalli Carulli - per combattere i troppi casi di meningite che avvengono in Italia, si puo' fare solo rendendo possibile la vaccinazione in tutte le regioni italiane, non solo in alcune come accade oggi". Il problema e' che il vaccino meningococcico e' solo raccomandato, e le regioni possono decidere in quale modalita' offrirlo (solo ai gruppi a rischio o a tutti i bambini piccoli, gratuitamente o a prezzo agevolato). "Il fatto che una vaccinazione non e' obbligatoria - tiene a sottolineare Giuseppe Mele, presidente della federazione dei pediatri Fimp - non vuol dire che non e' raccomandata o che e' meno importante. E' difficile far passare questo principio al pubblico, ma certo la richiesta dei vaccini raccomandati come quello antimeningococcico sarebbe molto piu' ampia se questi fossero offerti attivamente e gratuitamente in tutte le regioni". In questo senso va la proposta di Antonio Tomassini, presidente della Commissione Sanita' del Senato: un calendario unico vaccinale, e l'inserimento dei vaccini nel Lea, mentre quelli che non vi rientrano dovrebbero comunque entrare in un calmiere dei prezzi. "E' importante rendere omogenea la differente offerta vaccinale tra le regioni, e individuare modelli di politica vaccinale a livello regionale e nazionale che tutelino in egual misura tutti i bambini italiani a prescindere dalla regione di nascita". E poi, una fascia ad hoc per i vaccini: "E' un errore metterli in Fascia C, perche' il loro comportamento non e' assimilabile a quello dei farmaci ordinari ma a quello die farmaci biologici".
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5 maggio 2009
I bimbi coccolati diventano più intelligenti: il massaggio stimola l'attività cerebrale
Roma - Il massaggio aiuta lo sviluppo cerebrale del neonato soprattutto per quanto riguarda il sistema visivo. Un'equipe di ricercatori della scuola Normale di Pisa, finanziati dal Ministero dell'università e della ricerca e dalla fondazione Mariani, ha condotto lo studio in parallelo su neonati e cuccioli di ratto, scoprendo che il massaggio influenza la maturazione dell'attività cerebrale evocata dalla visione e dell'acuità visiva.
Nei bambini massaggiati è stata osservata una maturazione più rapida dell'attività elettroencefalografica. I ricercatori, coordinati da Lamberto Maffei, hanno dimostrato che il massaggio agisce sui livelli di specifici fattori presenti nell'organismo, in particolare l'IGF-1 (Insulin like growth factor 1), detto anche somatomedina. L'IGF-1 è un ormone di natura proteica che ha un ruolo importantissimo nella crescita del bambino e mantiene i suoi effetti anabolici anche in età adulta.
Per la prima volta è stata così dimostrata scientificamente l'importanza della stimolazione tattile come elemento propulsore dello sviluppo prenatale precoce. Il massaggio è sempre più spesso praticato nella cura dei neonati umani, ma finora la sua capacità di influenzare la crescita del cervello, sia animale che umano, era sconosciuta.
da ilmessaggero.it
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5 maggio 2009
Se il neonato non dorme può dipendere dalla mamma
I problemi di sonno del neonato associati alla depressione della mamma
Secondo uno studio dell’Università del Michigan (Usa) pubblicato sulla rivista "Sleep", i neonati nati da madri depresse possono soffrire di disturbi del sonno nel periodo che va dalle prime due settimane di vita fino a circa sei mesi.
I ricercatori hanno anche suggerito come questo tipo di disturbo potrebbe essere l’anticamera di un possibile sviluppo della malattia depressiva negli anni a venire: in particolare, si sottolinea il rischio che il bambino sviluppi una forma depressiva a esordio precoce durante la sua infanzia.
Dai risultati delle analisi condotte su due gruppi di controllo è emerso che la qualità del sonno notturno dei neonati nati da madri depresse è qualitativamente inferiore rispetto a quelli nati da madri sane. Anche se il totale delle ore di sonno, durante l’arco delle 24 ore, è risultato pressoché identico tra i due gruppi di controllo, i bambini a basso rischio hanno mostrato di dormire in media 97 minuti in più a notte. I bambini a rischio poi hanno mostrato di avere episodi di stanchezza durante il giorno.
Secondo i ricercatori la causa potrebbe risiedere nei livelli di cortisolo – il cosiddetto ormone dello stress – che nelle donne con episodi di depressione è stato trovato essere in maggiori concentrazioni. Questi livelli possono influenzare i neonati e il loro sonno. Tuttavia, il legame non è ancora stato definitivamente accertato.
La dr.ss Roseanne Armitage, direttore dello Sleep and Chronophysiology Laboratory presso l’Università del Michigan, Depression Centre, ha dichiarato che «nonostante la depressione materna possa avere un effetto negativo sui neonati, il danno è comunque reversibile. Noi pensiamo si possano sviluppare una serie d’interventi comportamentali e ambientali per migliorare l’induzione del sonno e i ritmi circadiani nei neonati ad alto rischio».
lm&sdp
da lastampa.it
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